27/02/2001 17.32.37
VECCHIANO (PI) – “Mi ribolle il sangue”. Questo il giudizio di Francesco Gesualdi, della Rete di Lilliput, sul documento “Oltre la cancellazione del debito” presentato ieri a Londra dal ministro del Tesoro, Vincenzo Visco e che dovrebbe essere lanciato ufficialmente al G8 di luglio di Genova. L’idea di Visco e del governo italiano è che ognuna delle prime mille multinazionali del mondo versi un minimo di 500.000 dollari su un fondo di solidarietà a favore dei Paesi più poveri (fondo che dovrebbe essere gestito da Banca mondiale e da altre istituzioni internazionali). I governi dei Paesi industrializzati dovrebbero poi integrare il fondo fino ad arrivare a una cifra complessiva di 1 miliardo di dollari. “E’ scandaloso – prosegue Gesualdi – che si chieda un gesto di carità a coloro che stanno contribuendo a generare la povertà nel Sud del mondo. E tra le prime mille multinazionali ci sono tutte le peggiori del mondo, quelle che non rispettano i diritti umani, quelle che vengono continuamente pizzicate per i comportamenti antisindacali o che sfruttano il lavoro minorile. Dobbiamo uscire dalla logica della carità e cominciare a cambiare le regole economiche, e tornare a parlare di giustizia”.
“Oltretutto – dice ancora Gesualdi – in cambio di questa solidarietà il governo italiano chiede una ancora maggiore liberalizzazione dei mercati e la fine di ogni ostacolo alla libertà di circolazione per i capitali finanziari. E cioè esattamente ciò di cui i Paesi poveri non hanno bisogno”.
Infine “se proprio dobbiamo parlare di interventi di sostegno, servirebbe non l’aiuto delle imprese multinazionali che hanno tutt’altra politica e interessi, ma la ripresa di una seria politica di cooperazione internazionale, con la destinazione di una quota del reddito nazionale dei Paesi più ricchi a favore di quelli in via di sviluppo. Ma anche in questa direzione l’aiuto pubblico invece che aumentare si riduce”.
“Ancora conclude Gesualdi ci sarebbe da domandarsi perché mentre la società civile chiede l’applicazione di una Tobin tax (cioé di una tassazione sui movimenti speculativi dei capitali) che potrebbe generare tra i 60 e i 400 miliardi di dollari l’anno e costituire appunto uno strumento, una regola nuova per l’economia, il governo italiano se ne esce con una proposta di questo genere che appartiene a una vecchia e brutta logica di scambio: io ti aiuto, tu in cambio accetti di liberalizzare totalmente i tuoi mercati”. (mg)






