Conferenza stampa del 10 gennaio

Questo è il dattiloscritto della conferenza stampa tenuta dal presidente del consiglio, Giuliano Amato, il 10 gennaio scorso per annunciare ufficialmente il G8 di Genova e il logo (le vele delle caravelle stilizzate). Ci sembra una lettura interessante…

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei Ministri. […] del G8 non sempre è chiaro. Il G8 è un gruppo informale–non un’Istituzione internazionale–ben consolidato, di cui conoscete le origini, nate da una grande idea di Giscard d’Estaing e di Schmitd negli anni ’70, dopo la rottura degli accordi e la necessità di trovare altre forme di coordinamento tra le politiche monetarie.

Esso nacque come G5; in seguito l’Italia e il Canada riuscirono, negli anni ‘80, ad entrare in questo gruppo che divenne G7. Ora, è in una fase in cui lo si chiama G7-G8, perché per la parte finanziaria continua ad essere G7, ma si avvicina il momento che sarà, forse, solo G8 con l’ingresso della Russia. Per adesso è ancora un G7-G8.
In futuro ci saranno evoluzioni importanti, probabilmente legate all’esistenza di altri gruppi e quindi ai coordinamenti che si possono ipotizzare tra i vari gruppi, anche tra questi e le Istituzioni multinazionali.

Sono ormai decenni che abbiamo questo gruppo in cui si ruota la Presidenza e l’Italia è alla quarta Presidenza(la ha avuta nel 1980, nel 1987 e nel 1994). Ovviamente, è facile stabilire ogni quanti anni capita perché è a rotazione.
La cosa che colpisce è che per ragioni casuali questo evento clou si è avuto sempre in città marinare. Lo abbiamo avuto, per due volte, a Venezia–nel 1980 e nel 1987- , a Napoli nel 1994 ed ora a Genova nel 2001.
Per chi come me è convinto che la parte più dinamica e viva della storia d’Italia è quella che hanno svolto le Repubbliche marinare–questo l’ho detto più volte–trova non casuale che, se non altro Venezia e Genova che sono storicamente figlie di grandi Repubbliche marinare, si trovino partecipi e protagoniste di questo genere di evento.
Poi il giornalista malevolo potrà sempre dire che la ragione per cui vengono fatti lì è per sbattere i giornalisti sulle navi, anziché in albergo, cosa che in città di terra non si potrebbe fare.
Io credo che questa sarebbe una malevolenza.

Tra l’altro Genova ha un meraviglioso entroterra: città e paesi vicini che assicurano una grande ospitalità. Il che non esclude che ci siano anche le navi.
Qualcosa voglio dire anche sui temi da trattare, anche se avremo modo di riparlarne. L’ultima parte dell’ultimo incontro che avemmo ad Okinawa nell’estate scorsa fu dedicata proprio alla discussione dei temi sui quali concentrare l’attenzione dell’incontro successivo di Genova.
Abbiamo tutti constatato che c’è ormai un vasto insieme di temi, che fanno parte dell’ordine del giorno di questi incontri che non è possibile abbandonare, perché sono temi importanti della politica internazionale, della politica politica, della politica finanziaria, della politica monetaria, dei rapporti tra questi Paesi e gli altri, dei conflitti regionali e quant’altro.
Il fatto, però, che l’incontro ogni volta debba ripercorrere questo intero ordine del giorno, può renderlo pesante e allo stesso tempo insufficiente ad approfondire realmente le questioni.

Per cui ad Okinawa adottammo la decisione che il robusto ordine del giorno avrebbe continuato ad essere alimentato ed aggiornato particolarmente ad opera dei Ministri degli Esteri e dei Ministri Finanziari. Convenimmo, altresì, che la maggior parte dell’incontro dei Capi di Stato e di Governo era meglio dedicarla a quattro o cinque temi prioritari, sui quali l’occasione di mettere insieme queste persone, che non capita ogni settimana, potesse essere utilizzata al meglio, affinché vi fosse una discussione non già predecisa attraverso comunicati già scritti e quindi poco modificabili, ma desse luogo a degli orientamenti e a degli indirizzi condivisi, destinati a formarsi attraverso l’incontro e la discussione.
Il che, in qualche modo, evoca lo spirito originario del G5 che si riuscì a mantenere soltanto nei primi G7. Mi riferisco, in particolare, a quello dell’incontro davanti al caminetto, molto informale e più proficuo di quanto non riesca ad essere una cosa fortemente burocratizzata.

Io mi assunsi il compito, sentendo anche i colleghi, di definire l’agenda dei temi da approfondire, in modo particolare attraverso la discussione e non già predecisi attraverso le riunioni, gli incontri dei Ministri degli Esteri e dei Ministri Finanziari, che continuano per il grosso del maxi comunicato.
Fondamentalmente, tra i temi sui quali finiremo per concentrare l’attenzione, il primo sarà quello che è scaturito dalla cancellazione del debito, cioè la lotta alla povertà. E’ vero che su questo tema abbiamo fatto meno progressi di quanti ne avremmo desiderati, però è altrettanto vero che negli ultimi due anni siamo riusciti–proprio attraverso il G7-G8–ad andare al di là della mera cancellazione del debito. Quindi, a trasformare il tema che anni addietro era interamente corrispondente a questo titolo nell’altro: lotta alla povertà, lotta alla malattia, sostegno delle imprese locali, superamento del rischio del divide tecnologico, che è diventato una delle barriere invisibili allo sviluppo dei Paesi indebitati.
Ormai le due grandi questioni che si affacciano a questo riguardo sono proprio la lotta alla malattia, con particolare riguardo all’AIDS, l’education dei bambini e bambine, ragazzi e ragazze, di questi Paesi, e lo sviluppo del loro debole tessuto economico.

Anche se ci sembra di sapere già tutto, almeno quali sarebbero le terapie–altro poi è applicarle–, sono necessarie verifiche di anno in anno. Questo rende importante la discussione dei Capi di Stato e di Governo.
Vi faccio un esempio che avrete avuto modo di toccare voi stessi seguendo ciò che leggiamo correntemente: nella lotta alla malattia, il profilo principale su cui ci soffermammo l’anno scorso ad Okinawa fu quello dello spingere le compagnie farmaceutiche a vendere, a prezzo ridotto, i costosi medicinali anti AIDS, a Paesi nei quali la malattia è particolarmente pericolosa e i cui abitanti non sono, in genere, in condizioni di pagare questi medicinali ai prezzi a cui vengono venduti nei Paesi industrializzati.

Le compagnie farmaceutiche hanno fatto questo, però hanno ridotto i prezzi a dieci dollari, da cento, mantenendoli, comunque, irraggiungibili per la maggior parte dei destinatari. Questa è un’operazione che è avvenuta, ma non sta avendo il successo previsto, perché il prezzo ridottissimo di questi farmaci è ancora al di sopra delle possibilità di questi Paesi. Di questo dovremo assolutamente parlare.
Molta attenzione sarà, poi, dedicata al technological divide. Sapete che uno dei gruppi di lavoro sta cercando di impostare azioni rivolte tanto all’educazione tecnologica, quanto all’introduzione di programmi tecnologizzati nei Paesi più deboli, utilizzando prime esperienze che sono state fatte, tanto nel campo della medicina a distanza, quando nel campo dell’educazione–l’education a distanza–, attraverso programmi che si avvalgono delle nuove tecnologie.
Ci sarà, evidentemente, l’ambiente tra i grandi temi che dovremo discutere; sapete che all’Aia sono emerse perduranti differenze tra gli stessi Paesi industrializzati su questo tema.

Rispetto all’anno scorso ci potremo avvalere di un’accresciuta sensibilità dell’opinione pubblica. Genova, usando un linguaggio che si usa ad altri riguardi, sarebbe città martire delle devastazioni ambientali che abbiamo introdotto in questi decenni. Ciò non soltanto–insisto a dire–in ragione di abusivismi edilizi o di assenze di precauzioni locali, di zone a rischio, ecc., ma proprio per le tematiche più generali, che sono quelle che investono le responsabilità dei Capi di Stato e di Governo dei maggiori Paesi del mondo, e cioè global warning e quant’altro, che hanno reso la natura così bizzarra. E quest’anno ce ne stiamo accorgendo tutti.

L’opinione pubblica ora è fortemente sensibilizzata a questo tema e, forse, è il momento di definire orientamenti che possano trovare più ricettivi i nostri cittadini a sacrificare abitudini di vita corrente, in nome della salvaguardia degli equilibri ecologici messi a dura prova in questi decenni.
A questo tema si connetterà quello dell’energia. Anche in questo caso, parte di questo problema sono i rapporti percentuali tra i vari combustibili che usiamo, che scaricano sull’atmosfera cose che tutti conoscete, uso di energia rinnovabile, ecc.

Ovviamente, ci occuperemo dell’architettura finanziaria, che è sempre un tema importante e da rivedere annualmente, per ragioni sulle quali Elena Polidori ed io abbiamo un affetto che, forse, gli altri non condividono e quindi mi limito a citarlo come tema senza entrare nelle sue technicalities.
Poi ci terrei molto a portare–ne ho parlato con i colleghi e credo che ci riusciremo–il tema, che mi pare ormai cruciale, della democratizzazione della governance mondiale. Infatti, sono ormai due anni che ogni volta che un organismo o un gruppo rappresentante di una pluralità di Paesi si riunisce, vi sono miriadi di gruppi di esseri umani, di diversi Paesi del mondo, che si incontrano esattamente nello stesso posto, per contestare la legittimità democratica di quelli che si stanno istituzionalmente riunendo lì. Questo è primo profilo.

Il secondo profilo–altrettanto importante–è che il G7-G8 non prende decisioni perché non è una Istituzione, ma addotta orientamenti che hanno un impatto e sono destinati ad avere un impatto su altri Paesi che del G7-G8 non fanno parte.
Il Presente Berlusconi ora potrebbe dire che Amato ha inventato ciò perché lui è un Presidente del Consiglio non eletto.
Comunque, questo è il problema che oggi il mondo pone: i non eletti sostengono di essere più legittimati degli eletti. Questa è una cosa che mette a soqquadro le fondamenta della democrazia, fondata sul principio elettivo.
Perché sta emergendo questa questione? Secondo me per due ragioni. La prima è che buona parte dell’opinione pubblica ha la sensazione che in un mondo globalizzato la maggior parte delle cose che accadono sfuggano al controllo di chi governa. Allora la reazione è quella di ritenere che pur essendo legittimati a governare, non si è in grado di governare questi processi.

La seconda ragione–ancora più insidiosa–è che gli eletti entrano in processi decisionali nei quali la voce dei gruppi di pressione forti è più consistente e più capace di incidere. Ecco la crisi di rigetto: dal momento che tu sei eletto io temo che tu rappresenti i gruppi di pressione forte e non me, perché entri in processi ai quali io non ho accesso.
Queste sono le due motivazioni di fondo che stanno corrodendo la legittimazione democratica fondata sull’elezione. È un tema enorme per il futuro, guai a non affrontarlo. Noi, infatti, vorremmo che venisse affrontato, come l’altra questione.
Come ho raccontato più volte, ho percepito che, anche standard tecnici che vengono definiti in sedi multinazionali ristrette, vengono rifiutati dai Paesi che li dovrebbero applicare, semplicemente perché li ritengono una imposizione dei Paesi maggiori e più potenti.

Quindi, stabilire delle relazioni tra i Paesi industrializzati, quelli che contano, e gli altri è un altro aspetto fondamentale della governance. Mi piacerebbe che questi temi entrassero nell’ordine del giorno, insieme agli altri di cui ho parlato.
Mi sono soffermato di più su questo perché è un po’ meno noto nella sua articolazione. Questo potrebbe essere, insieme alla lotta alla povertà, al technological divide, il quinto tema di approfondimento dell’evento genovese.
Che rapporto c’è, allora, tra la legittimazione democratica dei Capi di Stato e di Governo e la legittimazione democratica che i gruppi che si riuniscono in chiave contestativa pretendono di avere in misura addirittura maggiore? Che relazione c’è tra la legittimazione che hanno gli 8, rispetto a quella che hanno gli altri Capi di Governo e gli altri Governi, in relazione a orientamenti che finiscono poi per investire tutti quanti?

È inutile andare avanti con riunioni che hanno davanti fisicamente questo tipo di problema, senza affrontarlo. E c’è margine per affrontarlo proficuamente. Dal primo punto di vista siamo ormai alla condizione per la quale, se un candidato è eletto sarebbe meno legittimato democraticamente di chi non è eletto.
In altri momenti, i Ministri degli Esteri e i Ministri finanziari gestiranno la loro parte.
Oggi inizia la campagna di comunicazione che dobbiamo fare intorno al G8. La faremo insieme alle Istituzioni della Regione, della Provincia, della città, in cui l’evento principale si svolgerà. Avremo un coordinamento operativo in quanto il G8 dispone di più organismi: lo sharer e il Comitato degli sharp (i colleghi degli altri Paesi) preposto al coordinamento dei contenuti, i Ministri finanziari con i loro sharp, i Ministri degli Esteri.

Inoltre, disponiamo di un organismo logistico-organizzativo, presieduto dall’Ambasciatore, responsabile dell’organizzazione. Se voi dormirete in albergo o in cabina dipenderà da lui, quindi non vi rivolgetevi a me.
Ci sarà il Comitato per la sicurezza di Genova, che fa capo alla Prefettura e che coordina le Istituzioni per i profili della sicurezza. Ci sono Regioni, Province e Comuni che hanno la responsabilità preminente delle opere, nel preparare l’habitat per l’evento, sulla base di una legge nazionale, che toccherà a loro eseguire. Noi stabiliremo i raccordi organizzativi fra questi vari momenti, in modo che si lavori tutti insieme.

Naturalmente, c’è un incrocio tra i contenuti e l’organizzazione, nella prospettiva di affrontare in modo serio il tema dei rapporti tra gli eletti e i non eletti, così come l’ho appena definito, e tra le Istituzioni e le Organizzazioni non governative.
Noi stabiliremo, anche, un raccordo organizzativo con le NGO in vista di ciò che loro stessi vorranno fare in quella occasione: avremo incontri preventivi e poi si cercherà di incanalare le rispettive presenze su Genova.
Abbiamo aspettato oggi ad iniziare, perché volevamo avere il logo, in quanto una campagna informativa su una vicenda e su un evento, nel mondo contemporaneo, si fa utilizzando un logo identificativo.
Eccolo qua. Me ne assumo la responsabilità, perché l’ho scelto io tra tanti. Mi piaceva l’idea della Repubblica marinara, che poi è quella di Cristoforo Colombo in definitiva.

Nel logo sono rappresentate le vele che assumono un significato ambivalente. Si tratta delle vele delle caravelle di Colombo, quindi le vele delle navi di una Repubblica marinara, identificando Genova. Essa viene identificata in due modi: da un lato la città di quel signore delle caravelle che usava queste vele, dall’altro la città marinara, che con le sue vele abbraccia il mondo. Quindi, ho voluto le vele in questo grande logo, disegnate e sovrapposte a metà del globo terrestre.
Questo è il logo che apparirà nei poster e nei manifesti. In esso non c’è più la raffigurazione del mondo, ma rimane la vela, che identifica di più la Repubblica marinara: i due simboli raffigurati sono uno la parte dell’altro.
In alcuni manifesti troverete scritto G8-2001, in altri G8-2001 Genova 20-22 luglio (se ricordo bene le date). È ovvio che sia così, perché una parte di questo materiale sarà utilizzata per i vari eventi del G8, l’altra, invece, riguarda specificamente l’evento clou, quello cioè genovese.

Ora che abbiamo il logo lo utilizzeremo per avviare una campagna di comunicazione che serve al mondo intero e a noi italiani, per la promozione della Regione Liguria e per Genova. Questi eventi, infatti, è giusto che abbiano uno spill over positivo, non soltanto di disagio. Caricarsi di un G8 aiuta sempre una città ad avere una legge speciale. Immagino già di leggere nei giornali “città blindata”, ricordiamo però che ci sono sempre delle opere pagate dal contribuente nazionale, che rimangono nella città.

In concreto, poi, ci sono anche i disagi dei giorni dell’evento. Mi riferisco, in particolare, al fatto di aver fissato questo appuntamento a luglio, ma non potevo fare diversamente, perché, in previsione delle elezioni, sapendo che comunque sarà un nuovo Governo a gestire questo evento, era giusto che noi prendessimo il tempo necessario per entrare dentro la macchina e arrivare non impreparati a Genova.
Alla luce di ciò, l’ho collocato esattamente nelle stesse date di Okinawa.
Il che per una città turistica rappresenta un problema perché blocchiamo gli alberghi, che potrebbero avere anche un’altra utilizzazione nel mese di luglio. Perciò, ribadisco che alcuni disagi ci sono, ma c’è anche uno spill over, al quale la campagna di comunicazione deve contribuire.

Il logo è in due versioni: quella evidenziata dal blu, più bellina, e quella più simbolica rappresentata dalla sola vela. Noterete che le vele sono nove–non a caso–: una per ogni Paese membro del G8, più una, che rappresenta l’Europa. Si è inclusa l’Europa perché da qualche tempo partecipano all’evento il Presidente della Commissione, insieme a rappresentanti europei.

Non chiedetemi quale Paese rappresenta la vela grossa e quale la vela piccola, perché questo risponde semplicemente ad esigenze grafiche: le vele sono tutte uguali, solo che graficamente è opportuno disegnarle in quel modo. Per ulteriori chiarimenti potreste, comunque, rivolgetevi a D’Alema, che ne sa più di me in fatto di vele.

D.: Può dire qualche cosa sulla campagna di comunicazione? Avete già delle idee?
Inoltre, lei prima ha parlato dei rapporti tra gli eletti e le organizzazioni non governative, ma ai vertici non ci sono solo le NGO, bensì anche il cosiddetto “popolo di Seattle” che è molto più variegato. Come pensa di attrezzarsi?

GIULIANO AMATO. Ci saranno due problemi. Uno è quello di cui ho già parlato, che attiene a contenuti utili di discussione e di orientamento, per creare il ponte di democratizzazione, la governance. Il secondo potrà anche essere un problema di ordine e di sicurezza pubblica.
Di questo ne sono consapevole, perché a volte l’esperienza insegna che si affacciano a questi eventi anche Organizzazioni che hanno un modo non particolarmente francescano di porre le loro esigenze. Di questo, però, si occuperà il Comitato per la sicurezza.
Per avere l’articolazione della campagna di comunicazione si deve aspettare una decina di giorni perché essa deve ancora partire.
Comunque, ci sono riunioni in questi giorni.

D.: Presidente, lei mi permetterà di riformulare una domanda riveduta e corretta, già fattale ad Okinawa, quando le chiesi se avrebbe fatto di tutto per essere a Genova. A Genova lei non ci sarà, le chiedo se le dispiace.

GIULIANO AMATO. Trovo curioso questo psicologismo che emerge. Le vicende stanno diventando tutte soap operas, interessa più la psicologia dei personaggi che la sostanza.
La mia risposta, francamente, è che non lo so. Il giorno che lo vedrò in televisione valuterò se mi starà spiacendo o no. Al momento, sto lavorando per l’organizzazione dell’evento che è, comunque, sotto la mia responsabilità, quindi l’evento lo vivo come una vicenda mia, che mi riguarda. So già che non ci sarò in quell’occasione, ma non sono in condizione di risponderle. Al massimo, se la cosa le interesserà ancora, il 21 luglio mi può telefonare e io a quel punto avrò una risposta.

D.: Signor Presidente, in questi giorni c’è un allarme terrorismo diffuso in Italia. Che cosa avete intenzione di fare per il G8? Quali saranno le misure di sicurezza? È prevista qualche misura eccezionale?

GIULIANO AMATO. Le misure di sicurezza, in occasione di questi eventi, sono sempre tendenzialmente eccezionali. Quando arriva il Presidente degli Stati Uniti, in genere, c’è una copertura di sicurezza fortissima, già da parte loro. Il Presidente degli Stati Uniti arriverà accompagnato da altri sette dello stesso rango, senza dimenticarci dei russi.
Quindi, lei può star certa che i servizi informativi saranno all’erta; nelle prossime settimane verranno discusse tutte le soluzioni per affrontare quel problema.

D.: Vorrei sapere qualcosa di più sull’Ambasciata americana.

GIULIANO AMATO. Io ho detto tutto.

D.: Signor Presidente, per quanto riguarda la congiuntura mondiale–uno degli elementi di discussione più importanti–, si parlerà anche di Borse, di evoluzione dei mercati finanziari.
Quanto ritiene rischioso il fronte Borse mondiali rispetto alla stabilità economica mondiale?

GIULIANO AMATO. Io sono tra quelli che confidano nello slow down più che nella caduta. Mi pare che ci siano tutti gli elementi per ritenere che se è in atto l’indebolimento dell’economia americana, esso abbia le caratteristiche dello slow down.
Sono, inoltre, tra quelli convinti–mi potete credere perché non lo dico per la prima volta–che quello che è accaduto in queste settimane, soprattutto ai titoli Nasdaq fosse la rottura di una bolla, non la rottura di un mercato di Borsa.
Ovviamente quando la bolla si rompe, qualche scossone la Borsa finisce per averlo. Ma una volta esaurito questo effetto, confido nel fatto che l’andamento della Borsa avrà un profilo coerente con andamenti graduali dell’economia.
Teniamo conto che ormai la capitalizzazione raggiunta dalle nostre economie diventa essa stessa una forma di contro garanzia rispetto a brusche cadute. Questo è ciò che mi aspetto. Non mi chieda una profezia sui valori di Borsa che avremo a luglio perché non posso prevederlo. Sono, però, tra quelli che pensano ad andamenti graduali, non ad andamenti sussultori pesanti.

D.: A Palermo il G7 dei Ministri delle Finanze dovrebbe trovare un accordo o promuovere un’iniziativa per deprezzare lo yen. Lei sa qualcosa su questo?

GIULIANO AMATO. Lei ama sempre queste domande.

D.: Purtroppo è il mio lavoro. A volte preferirei averne un altro.

GIULIANO AMATO. Lei fa il suo, io faccio il mio.

D.: La risposta?

GIULIANO AMATO. Le ho risposto. Lei lo sapeva che le avrei risposto così.

D.: Presidente, a parte l’evento clou di Genova e quello appena citato di Palermo dei Ministri finanziari, ce ne sono altri già programmati?

GIULIANO AMATO. Ci saranno una serie di eventi. I Ministri dell’Ambiente si riuniranno a Trieste il 2-3-4 marzo; i Ministri degli Interni e della Giustizia si incontreranno a febbraio.
Oltre alle riunioni standard di Finanza ed Esteri, in relazione ai mandati di Okinawa sono previste riunioni di settore specifiche per Ambiente, Interni e Giustizia. Mentre gli altri Ministri danno apporti ai gruppi di lavoro, non con riunioni settoriali. Le riunioni dei Ministri sono queste.

D.: Vorrei sapere come funzionerà il passaggio di consegne su questo tema del G8 tra il suo Governo ed il prossimo. Ci sarà collaborazione su questo tema, anche nel caso dovesse trattarsi del Governo di Berlusconi?

GIULIANO AMATO. Non c’è dubbio. Io ho già rapporti informativi su questi temi con coloro che potrebbero essere al mio posto dopo le elezioni. Immagino che il passaggio di consegne avvenga in modo immediato, all’atto delle consegne di Palazzo Chigi e poi, continuativamente, attraverso lo sharp e quant’altro.
Devo dire che questo non ha mai creato problemi.
Grazie amici.

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