Il Gsf dopo Bologna

Le abbiamo contate: tra domenica e lunedì scorsi, sono state diciotto ore di discussione, interrotte solo da un pausa per dormire e, alla fine, dal fatto che non ce la si faceva più. E che Vittorio Agnoletto doveva partire per Porto Alegre, dove si tiene la cerimonia di lancio del secondo Forum sociale mondiale, in programma per i primi di febbraio. Sul numero di Carta che va in edicola il 20 settembre ne parleremo ampiamente (su questo prossimo, in edicola dal 13/14, c’è già un ampio articolo dello stesso Agnoletto), ma la riunione, o seminario, dei “portavoce” del Genoa social forum è, noi lo speriamo, l’inizio di qualcosa.

Il problema era evidente: la “forma” Gsf era nata per coordinare e promuovere gli eventi genovesi, e non era affatto chiaro, a priori, che cosa ne sarebbe stato all’indomani del G8. Il fatto, poi, che quegli eventi siano stati intensi e drammatici nella misura che tutti conoscono, aveva reso la cosa ancora più complicata. Perché, da un lato, è accaduta una cosa imprevedibile, in partenza: che i riflettori dei media si sono puntati, in maniera sempre più ossessiva alla vigilia, durante e nel mese e mezzo che è seguito su chi aveva organizzato la protesta, il Gsf e i suoi personaggi più “riconoscibili”, il portavoce Vittorio Agnoletto, il portavoce delle tute bianche, Luca Casarini, e, in misura minore, gli altri che avevano assunto quel ruolo. Questa circostanza, il “fare fronte” alla pressione dei media, insieme alla necessità di consultazioni rapide durante i giorni più frenetici, aveva indotto anche una trasformazione, nel Gsf, che, da assemblea aperta di tutte le associazioni e reti che vi aderivano, era diventato via via un gruppo di una ventina di persone, che infine qualcuno aveva preso l’abitudine di chiamare “consiglio dei portavoce”.

Ma dopo il G8 non è accaduto solo quel che si è letto sui giornali, ovvero le inchieste della magistratura, gli arresti e gli avvisi di garanzia, l’indagine parlamentare ecc., cose che peraltro imponevano e impongono di per sé una qualche continuità del Gsf, per ragioni politiche e legali evidenti. E’ accaduto contemporaneamente che, già con le grandi manifestazioni in decine di città il martedì successivo al G8, hanno cominciato a nascere ovunque, da Milano a Soverato (provincia di Catanzaro), forum sociali cittadini, territoriali, qualche volta regionali. Sui “social forum”, come quasi tutti si sono chiamati (in inglese), ad imitazione del Gsf, su come nascono, cosa sono, cosa si propongono ci sarà bisogno (ed è stato uno dei principali argomenti del seminario bolognese) di indagare e capire; anzi, ci sarà bisogno che gli stessi forum locali si incontrino, discutano, confrontino le rispettive esperienze. Ma, intanto, era evidente ai “portavoce” del Gsf che il contesto nel quale associazioni, reti, partiti, giornali ecc. avevano deciso di mettersi insieme era completamente cambiato. Di più, il movimento che ha fatto la sua irruzione a Genova è molto più vasto, già ora e ancor più in prospettiva, di quanto tutte quelle associazioni e reti sommate insieme abbiano mai sognato di essere.

Dunque, di fronte a questo doppio problema, esserci per fronteggiare l’aggressione politica e giudiziaria, esserci decisamente di meno per evitare che il movimento fosse in una qualche maniera compresso da una “rappresentanza”, e tanto più una “direzione” sicuramente premature, e anche improprie e inadatte al genere di cosa che il movimento e i forum locali sono, si trattava di trovare un passaggio indubbiamente assai stretto. E, si badi, non parliamo di entità astratte, di “personaggi politici”, ma di persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, molto diversi tra loro (per cui, se tenersi insieme nei giorni dell’emergenza era stato difficile ma in certa misura avvertito come necessario, non si poteva scommettere su questo nel prosieguo) e certamente un po’ intimiditi dall’ondata così alta che loro stessi, fino a un certo punto consapevoli, avevano suscitato, o almeno favorito. Ad aggravare le cose, la pressione violenta, da parte di settori cattolici moderati e da parte dei Ds perché la provvisoria unità di Genova si spezzasse, allo scopo di “isolare” gli “istigatori alla violenza”, cioè i centri sociali.

Domenica mattina quelle persone, nel frattempo diventate una trentina perché ciascun rappresentante di qualcosa non se l’è sentita di andarci da solo, ma almeno con un o una compagna del suo gruppo di appartenenza, si sono sedute a un tavolo a ferro di cavallo e hanno cominciato a discutere. E il tratto della discussione che, secondo la mostra impressione, ha poi permesso di arrivare alla conclusione è che ciascuno parlava in modo diretto e franco, ma, insieme, con la familiarità che si era creata nelle drammatiche nottate genovesi, quando si sapeva che l’indomani decine o centinaia di migliaia di persone si sarebbero raccolte attorno alle proposte del Genoa social forum. Ed era questo, in fondo, il motivo per cui quella riunione era necessaria e legittima: per l’ultima volta in questo modo, i “portavoce” dovevano risolvere una esperienza, prima di tutto di vita, che aveva coinvolto infine una enorme quantità di altre persone.

Il passaggio stretto che si è infine trovato, dopo un primo “giro” in cui ciascun rappresentante di qualcosa ha parlato per 15 minuti, e un secondo, dedicato alle proposte, in cui il tempo concesso erano 5 minuti (Luca De Fraia, di Sdebitarsi, ha gestito il dibattito in modo fastidiosamente e meritevolmente anglosassone, non concedendo quasi nulla alla retorica latina, e anche questo è un avvenimento che meriterebbe di essere commentato), è la decisione comune è stata quella di rivolgersi a tutto il movimento e a tutti i forum sociali locali con una lettera aperta. In cui si ipotizzano e si propongono delle cose, e si illustra la forma “transitoria” che il Gsf ha deciso di adottare. “Transitoria” verso Qualcos’Altro che, esattamente, nessuno sa cosa sia (anche se ciascuno se lo immagina per conto suo).

Prima di tutto, c’è l’opportunità di allargare; irrobustire, sia il movimento in sé (e sembra proprio che in giro si sia scelta la via del “social forum”), sia il suo discorso, la sua “narrazione”, come dice Riccardo Petrella. Perciò il “consiglio dei portavoce” cessa di esistere, restano Vittorio Agnoletto come “coordinatore”, e si dà vita a gruppi di lavoro, o forum tematici, aperti alle associazioni e reti che avevano creato il Gsf, a quelle che vorranno aggiungersi, ai forum locali e alle persone, dedicati all’approfondimento di problemi che sono, allo stesso tempo, legati a mobilitazioni e urgenze, ma anche temi di fondo del movimento. “Guerra e pace” allude al vertice Nato di Napoli e alla marcia Perugia-Assisi; “Fao e Wto” ai rispettivi vertici dei primi di novembre (e la manifestazione del 10 novembre a Roma, in coincidenza con il vertice Wto in Qatar, è giudicata unanimemente “strategica”, anche perché simili proteste vi saranno in tutto il mondo); “media e inchiesta” a sua volta si occuperà dell’informazione prodotta dai media indipendenti (a cominciare dal libro bianco del Gsf, in uscita appunto il 10 novembre, del film che uscirà in edicola con il manifesto, Liberazione, l’Unità e Carta) e dell’informazione in generale, i cui effetti abbiamo visto con Genova; il gruppo “legale” terrà il rapporto con il Genoa legal forum su tutti i problemi legati alle inchieste giudiziarie; il gruppo “verso Porto Alegre”, infine, si occuperà della consultazione, del censimento dei forum locali, e dell’organizzazione di una prima assemblea nazionale, proposta per il 20 e 21 ottobre. Un primo coordinamento di tutti i gruppi di lavoro, riunione a sua volta aperta, è prevista per il 5 ottobre in una località da definire. Si tratta, in questo periodo, di approfondire i contenuti, forse trovare forme di coordinamento diverse, probabilmente promuovere, dopo ’assemblea generale di ottobre, un altro grande raduno alla maniera di Porto Alegre prima del forum di Porto Alegre: il tutto, per avviarsi alla costruzione di un forum sociale italiano.

In sostanza, il Gsf (il cui nome resta, benché appunto provvisorio), si propone come uno spazio pubblico, a disposizione di tutto il movimento, anche per accompagnare la nascita e la stabilizzazione dei forum sociali cittadini. E’ un esperimento politico-sociale, quello che si è avviato a Bologna (ma allo stesso tempo in tutto il paese) ed è, quella cui sono arrivati i “portavoce” del Gsf, secondo noi di Carta, una buona conclusione. Per lo meno, la migliore possibile.
(Questo articolo è a cura dei compagni di Carta che hanno partecipato al seminario di Bologna)

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