Discorso di Genova

CHIUSURA DAL PALCO DEL GSF–21 luglio 2001

In questo momento, milioni di donne e uomini consapevoli di tutto il pianeta ci ascoltano e ci guardano. Sono facce stanche e insoddisfatte, perplesse di fronte a un mondo che si integra e, allo stesso tempo, si disintegra.

Milioni di donne e uomini consapevoli ci osservano in questo momento e si chiedono come mai, in un mondo così grande e ricco, coesistano, in realtà, due Umanità: una che vive all’ombra della legge e del diritto, che ha ereditato luci e conquiste del genere umano fino ad ora; e l’altra, che ha ereditato le ombre dell’esclusione, dell’oscuro mondo della violazione dei diritti, della mancanza dei beni minimi necessari alla riproduzione della vita.

In realtà sappiamo che la compassione deve essere svegliata dalla lotta, sappiamo che tutto ciò che è stato costruito è stato strappato con il sacrificio di molti che ci hanno preceduto. Oggi due globalizzazioni vanno avanti in parallelo. La globalizzazione della paura e della guerra, che strumentalizza gli esseri umani per riprodurre potere e denaro, e la globalizzazione della solidarietà attiva, che esige una Umanità per tutti.

E’ possibile costruirla?

Se il pensiero democratico fino ad oggi non è stato sufficiente per costruire la democrazia come pratica storica, si deve lavorare affinché lo diventi. Se le esperienze dell’emancipazione non hanno permesso che il diritto a una vita degna per tutti fosse costruito come storia, è perché le esperienze devono essere rivitalizzate, e mai abbandonate come chi consegna il futuro al sacrificio inutile.

Possiamo dire che questo è un tempo nel quale si gioca il destino dell’Umanità, poiché oggi, più che mai, il destino di un singolo è il destino di tutti, e la scelta del destino può essere giusta solo se è scelta di tutti. Quello che chiediamo in tutti i Forum mondiali, dove la parola può essere condivisa così come desideriamo condividere il pane e il futuro, è la costruzione di una società e anche di un modo di vita condiviso, cosciente, in armonia con la natura.

Milioni di persone ci ascoltano e ci guardano in questo momento.

Questa stessa idea sintetica del mondo, rappresentata da questa comunicazione immediata, è l’idea fondatrice di un nuovo statuto democratico. Un mondo che si ascolti e si veda in ogni momento, per dire ciò che vuole, a partire dalla sua esperienza locale, nel quale si svolge la storia di ognuno e di tutti.

Uniti e legati dalla scienza e dalla tecnica, non siamo, però, accomunati dall’idea di uguaglianza di diritti e dalla forza centrale dell’idea di democrazia, che è la possibilità fattiva di costruire la propria vita in condizione di uguaglianza: l’Umanità, attuale comunità di destini, forzata dalle leggi dell’economia e dalla forza della tecnologia, è carente, in verità, di un destino comune a carattere democratico e solidale.

La solidarietà non nasce spontaneamente dalle leggi dell’economia, la solidarietà non nasce spontaneamente dall’integrazione finanziaria del mondo, la solidarietà non nasce dal calcolo dei capi di Stato, la solidarietà nasce solo dal desiderio di uguaglianza trasformata in progetto politico democratico. La solidarietà nasce solo da un contenuto libertario, l’unico in grado di venire prodotto da coscienze libere dalla paura.

I secoli della modernità sono ogni volta più feriti dalla contraddizione tra l’idea di libertà e giustizia, costruita dalla coscienza, e la realtà del mondo, organizzato dall’irrazionalità del mercato come valore superiore all’essere umano.
Il secolo dei lumi ha visto migliaia di navi negriere solcare gli oceani e disegnare la dimensione della nostra vergogna. Il secolo dell’industria moderna ha abbandonato il cittadino alle porte della fabbrica, rendendolo solo un pezzo dell’ingranaggio lavorativo. Il secolo ventesimo ha costruito e distrutto le utopie dell’assoluta uguaglianza attraverso l’uso della forza. Adesso stiamo aprendo il millennio, certi che la terra sia solo una e più che mai che la terra debba essere di tutti i figli della terra. Il capitale l’ha unificata ma solo la coscienza umana, trasformata in movimento storico potrà rialzarla perché essa difenda una nuova condizione umana.
La forza delle nostre manifestazioni ha due grandi punti di appoggio: la superiorità morale della nostra causa e il contenuto democratico e pacifico della nostra lotta contro l’esclusione e la violenza della guerra.

E’ necessario che migliaia di movimenti, come quello di Genova e di Porto Alegre, mostrino che l’umanità è esausta, ma vuole ridisegnare un’utopia; è umiliata ma orgogliosa di aspirare a riprendere il destino per la coscienza di milioni.

C’è bisogno che il movimento di ogni città riunisca i più, per poter essere un’immensa rete di resistenza. Resistenza alla mercificazione assoluta della vita e costruire nuove relazioni umane e sociali, che globalizzino il diritto alla vita, alla libertà, alla democrazia.

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