Koizumi "cuor di leone" timido, va al G8

Koizumi deve essere gelato quando Jacques Chirac gli ha detto a brutto muso: “L’Europa non cambia il suo atteggiamento in base ai comodi degli Stati Uniti”.
Era l’ultima tappa del suo primo viaggio di stato e Jun’ichiro Koizumi, il leader che nel suo paese è stato soprannominato “Lionheart”, sta preparando il G8 di Genova con grande impegno. Questo viaggio negli Usa, a Londra e in Francia aveva un’importanza vitale sia in chiave interna (il 29 luglio ci saranno le elezioni parziali per la Camera alta), sia in chiave internazionale.

Il viaggio era in iniziato bene. In maniche di camicia si era inteso benissimo con George W. Bush a Camp David. George gli aveva assicurato che avrebbe in tutti i modi appoggiato i piani di riforma strutturale dell’economia giapponese, che sono alla base dell’azione di governo di “Lionheart”. Poi, a beneficio delle telecamere, si erano anche lanciata una palla da baseball. Insomma, almeno in apparenza, un idillio.
I punti di frizione fra i due paesi ci sono, ma pare non siano stati toccati o siano stati appena sfiorati. In fondo, lo ha dichiarato lo stesso Koizumi, lo scopo principale del viaggio era quello di creare un rapporto personale di fiducia con gli altri leader.

Il viaggio, però, ha fatto capire più di quanto non si sia voluto dire. Per esempio, sul progetto di difesa missilistica degli Usa, il Giappone, ufficialmente, “capisce l’esigenza degli Stati Uniti”, ma preferirebbe che gli Usa riprendessero in esame il problema. Insomma, la linea è: “Non ci sto, ma che ci posso fare?”.
Il secondo problema è il protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas serra. La posizione di Koizumi è: il protocollo va ratificato, ma può avere efficacia solo se anche gli Usa lo ratificheranno. Bene, facciamo una bella commissione bilaterale con gli americani, discutiamo cosa non piace agli Stati Uniti e poi cerchiamo un compromesso. Musica per le orecchie di Bush. Il New York Times arriva a scrivere che il Giappone si è allineato con l’America.

Poi Lionheart va a Londra, dove si trova abbastanza d’accordo con Tony Blair. Entrambi dicono che gli Usa vanno convinti in ogni modo.
Infine, gli tocca andare a Parigi, dove incontra Chirac e Lionel Jospin. E qui Chirac pronuncia la frase che abbiamo citato prima. Koizumi ripete la sua idea di fare da ponte fra Usa ed Europa su questa materia, ma la posizione francese è chiara: o con noi o con loro.

Terzo punto: la questione della base militare americana a Okinawa. Una bella gatta da pelare, sulla quale forse il premier nipponico vorrebbe glissare. Ma il caso vuole che proprio il giorno dell’incontro con Bush, in un parcheggio di una cittadina che si chiama Chatan, una ragazza di venti anni venga stuprata e il principale accusato sia un ventiquattrenne sergente dell’aeronautica a stelle e strisce, Timothy Woodland. Non è la prima volta che succede e a Okinawa è ben vivo il ricordo dell’episodio del 1995, quando una ragazzina di 12 anni fu brutalizzata da tre marines che, non consegnati alla polizia nipponica, riuscirono a farla franca.
Iniziano le proteste nell’isola e le prese di posizione politiche. Il militare deve essere consegnato, chiedono i giapponesi. Gli americani dicono sì, forse, ma poi tentennano. Potrebbero anche non estradarlo, ma sarebbe meglio di si…però bisogna che il Giappone garantisca che siano rispettati i diritti umani del sergente…Chi ricorda il Cermis in Italia avrà una certa sensazione di “già sentito”, probabilmente.

Insomma, un bel pasticcio, che ancora oggi non è risolto, nel quale il governo fa una magra figura.
Bush invia le sue scuse ufficiali, ma intanto la frittata è fatta. I partiti dell’opposizione, le autorità di Okinawa, l’opinione pubblica chiedono che gli accordi bilaterali con gli Usa siano modificati. Woodland va processato in Giappone. Il segretario generale del ministero degli Esteri, Yasuo Fukuda, in una conferenza stampa, e’ costretto a precisare: “Non siamo al punto di chiedere una revisione dei trattati”.

Il commentatore di una delle principali televisioni private, Tv Asahi, spesso critica col premier, invece arriva a dichiarare: “Prima la questione del protocollo di Kyoto, poi il problema di Okinawa. Mi sembra che la politica internazionale del Giappone sia molto debole nei confronti degli Stati Uniti”.
Morale della favola. Jun’ichiro Koizumi si potrà presto consolare. Il vertice di Genova sarà per lui un’ottima vetrina e poi, con un tasso di gradimento che supera abbondantemente l’80 per cento nel paese, il suo partito farà tranquillamente l’en-plein alle prossime elezioni. Tuttavia, all’esordio sul proscenio internazionale, il governo del “nuovo corso” giapponese ha dato l’impressione di avere il fiato corto, molto corto.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi crisi alimentare crisi finanziaria critical mass Cuba curdi dal molin De Gennaro Deavos