Processo Diaz. Agnoletto: «Ordini da Roma»

Piccolo colpo di scena oggi a Genova, all’udienza del processo contro 29 dirigenti, funzionari e agenti delle forze dell’ordine per l’irruzione nella scuola Diaz del 21 luglio 2001. Il presidente del tribunale, Gabrio Barone, ha voluto evitare che il processo venisse rinviato. Uno dei difensori, Maurizio Mascia, che lavorava per i funzionari di polizia Spartaco Mortola e Nando Dominici, ha annunciato in aula di voler rinunciare al suo mandato, cosa che avrebbe potuto comportare un rinvio del dibattimento: il presidente Barone ha invece deciso di proseguire l’udienza, tra le proteste degli altri avvocati.
Sono stati ascoltati oggi Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa social forum, e Paolo Cento, ora sottosegretario all’economia. Agnoletto ha raccontato che all’interno della Diaz non erano presenti gruppi estranei al Genoa social forum. Ha aggiunto che «l’ordine dell’irruzione è arrivato direttamente da Roma e non dalle forze dell’ordine di Genova», e ha raccontato: «La prima cosa che ho fatto è stato telefonare al vicecapo della polizia Andreassi per chiedergli di porre fine a quel massacro. Andreassi mi ha risposto di no, che gli ordini erano quelli e che non si poteva fermare nulla. Il che rendeva evidente che Andreassi era perfettamente a conoscenza di quanto stava accadendo e che la decisione era stata presa a Roma».
I poliziotti sono accusati di falso, lesioni e calunnia. La cosiddetta «perquisizione», in realtà un’aggressione che i poliziotti tentarono di giustificare con la costruzione di prove false, si concluse con 93 arresti e 82 feriti, di cui tre in prognosi riservata.

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