Innanzitutto alleghiamo la famosa dichiarazione di guerra che auspichiamo tutti possiate rileggere con calma e comprendere a fondo. Questo perchè ci è sembrato che la prima lettura da parte vostra fosse quanto meno superficiale, disattenta o inficiata da chissà quale ideologia.
In secondo luogo proviamo ad accennare alcune riflessioni che forse vi/ci sono sfuggite, da quando abbiamo, noi centri sociali per primi, assieme ad Arci e Progetto Sonda, fondato il Genoa Social Forum.
Queste riflessioni partono da lontano, hanno attraversato l’oceano più volte, hanno rimbalzato in ogni angolo di questo mondo da Seattle a Washington, da Praga a Nizza, da Quebec City a Genova. Hanno coinvolto migliaia di associazioni, partiti, gruppi di base, centri sociali ed hanno mobilitato menti e corpi di milioni di persone…
Si tratta della necessità di riflettere su un mondo ingiusto e crudele, su di un Impero che si propone come unico mondo possibile e che basa la sua forza sul terrore e l’oppressione…
,Si tratta della necessità di fare una scelta di campo, di scegliere se si vuole essere complici di questo progetto o se si vuole bloccarlo…. ed è stata proprio la possibilità concreta, fisica ,ma non militare, determinata, ma lucida e politica, di bloccare il vertice di Seattle a rappresentare il grande salto di qualità… a mostrare al mondo che questo incubo fatto di morte e sfruttamento può essere bloccato e non solo criticato!
Vorremmo, una volta per tutte, ricordare a tutti gli apologeti del popolo di Seattle, che a Seattle appunto è stata innanzi tutto la determinazione di una piazza pacifica ma risoluta come non succedeva da anni, ad interromperre il vertice e a determinare una svolta, mentre le ong riunite nel controvertice di rito erano lontane mille miglia da quella capacità di costruire un mondo diverso e possibile e non di chiaccherarne solo.
Così è accaduto a Praga. A Genova la scommessa, nata con il progetto “patto di lavoro”/GSF è stata quella di mettere assieme queste aree differenti ritenendole più forti ed efficaci riunite piuttosto che divise. La sfida che ci aspetta, sempre che qualche organizzazione preoccupata solo di badare al proprio orticello non metta tutto in discussione dissociandosi 2 mesi prima (non osiamo pensare alle reazioni del giorno dopo), è quella di accogliere le differenze come ricchezza all’interno di una dinamica leale, franca e mai autoreferenziale, di riprodurre quel protagonismo dei corpi che ha fatto delle “contestazioni globali” un fenomeno unico ed innovativo.
Solo in questa maniera potremo cominciare a costruire un mondo diverso e possibile oltre che a sognarlo e a discuterne.
Ora, sul merito della dichiarazione di guerra, ricordiamo prima di tutto che è stata la risposta ad una provocazione senza precedenti: utilizzare l’esercito contro i movimenti di piazza. Questa provocazione arriva da un governo che non ha saputo o voluto per più di 6 mesi dare risposte credibili o anche un semplice segnale di apertura nei confronti del GSF. Abbiamo ritenuto che fosse ora di dare noi un segnale. Abbiamo alzato la testa!
Abbiamo ricordato a questo governo e al prossimo che a Genova non troveranno un branco di disperati armati di sangue infetto e gas nervino come non troveranno un popolo imbelle e disposto ad essere solo testimonianza di un dissenso solo formale. Troverranno invece “un esercito di sognatori di poveri e bambini, di indios del mondo, di donne e uomini, di gay, lesbiche, artisti e operai, di giovani e anziani, di bianchi, neri, gialli e rossi, che disobbedirà alle loro imposizioni. Siamo un esercito nato per sciogliersi, ma solo dopo averli sconfitti.”
Scusate, ma in questo noi non troviamo nulla di violento o estraneao al progetto GSF, anzi, pensiamo sia l’unico atteggiamento possibile ed auspicabile da parte delle decine di migliaia di persone che arriveranno da ogni parte del mondo.
In ultimo vorremmo ricordarvi lo scopo primario della conferenza di sabato al Ducale: la consulta sulle foma di questo assedio/invasione. Un metodo di confronto e discussione mutuato dalla cultura zapatista che vorremmo aperto a tutti e stimolo per la discussione su forme e obiettivi della contestazione.
Quindi tutti tranquilli, nessuna autodissociazione delle tute bianche, soprattutto da una struttura il GSF che abbiamo fortemente voluto e fondato. Gli unici che forse si stanno autodissociando, anche mentalmente, da un percorso collettivo, sono coloro che speculano politicamente su una struttura che deve coordinare le DIFFERENZE e non cercarne la sintesi, creando spaccature ad arte, utili soltanto agli otto grandi.
Per quanto ci riguarda continueremo a dichiarare in forma pubblica e trasparente le nostre scelte ed i nostri obiettivi e come sempre saremo disposti a confrontarci con chiunque lo ritenga una ricchezza.
A chi invece, alle masse preferisce il prodigioso potere del battito d’ali delle farfalle, proponiamo, se mai lo faranno, di associarsi a noi nella campagna di liberazione di migliaia di povere farfalle imprigionate nella bolla di Renzo Piano.
E a chi poi, sconfinando nel delirio, ci accusa di sessismo, o peggio, di machismo, ricordiamo che in quanto a differenza sessuale e antimachismo, non abbiamo intenzione di accettare lezioni da nessuno/a. Al limite, di questo siamo disposti a discuterne insieme al Gay Pride che stiamo organizzando a palazzo Ducale assieme ai gay, alle lesbiche ed ai trasgender genovesi il 30 giugno.
Grazie per l’attenzione
Alla Società Civile Globale;
al Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza–Italia
al Ministero della Difesa italiano–Capo di stato maggiore;
al Governo italiano–Presidenza del Consiglio–Presidente della Repubblica;
al Capo di Stato Maggiore FF.AA. Stati Uniti d’America–Ambasciata americana Roma;
Direzione C.I.A.–sede S.I.S.D.E. Roma;
DICHIARAZIONE DI GUERRA AI POTENTI DELL’INGIUSTIZIA E DELLA MISERIA
Apprendiamo da fonti giornalistiche italiane che i governi italiano e americano hanno deciso in una riunione svoltasi al Viminale, Roma, il 24 maggio 2001, di dichiarare formalmente guerra alle moltitudini di fratelli e sorelle che confluiranno a Genova durante il vertice del G8 previsto per luglio. La scelta di usare le vostre forze armate e i corpi speciali contro l’umanità, vi rende più vicini ai vostri alleati che nel sud del mondo quotidianamente uccidono, affamano, perseguitano chi non accetta lo sfruttamento del neoliberismo. In ogni parte di questo pianeta i vostri militari intervengono con i fucili contro le idee e i sogni di un mondo diverso, un mondo che contenga molti mondi. Il mondo che voi volete imporre anche nella vostra riunione di Genova, è un mondo unico, dove esista un pensiero unico, dove l’unica ideologia sia quella del denaro, dei profitti, del mercato delle merci e dei corpi. Il vostro mondo è un impero, voi gli imperatori, miliardi di esseri viventi semplici sudditi.
Dalle periferie di questo impero, dai molti mondi che resistono e crescono con il sogno di una esistenza migliore per tutti, oggi, noi, piccoli sudditi ribelli, vi dichiariamo formalmente guerra. È una scelta che voi avete provocato, perché noi preferiamo la pace, è una decisione che per noi significa sfidare la vostra arroganza e la vostra forza, ma siamo obbligati a farlo.
È un obbligo tentare di fermarvi perché finisca l’ingiustizia
È un obbligo dare voce ai fratelli e sorelle che in tutto il pianeta soffrono a causa vostra
È un obbligo non cedere alla paura dei vostri eserciti e alzare la testa
È un obbligo perché solo per obbligo noi dichiariamo le guerre. Ma se dobbiamo scegliere tra lo scontro con le vostre truppe d’occupazione e la rassegnazione, non abbiamo dubbi. Ci scontreremo.
Vi annunciamo formalmente che anche noi siamo scesi sul piede di guerra. Saremo a Genova e il nostro esercito di sognatori, di poveri e bambini, di indios del mondo, di donne e uomini, di gay, lesbiche, artisti e operai, di giovani e anziani, di bianchi, neri, gialli e rossi, disobbedirà alle vostre imposizioni. Noi siamo un esercito nato per sciogliersi, ma solo dopo avervi sconfitto. Oggi noi diciamo “Ya Basta!”.
Dalle periferie dell’Impero
Tute Bianche per l’umanità contro il neoliberismo
26 maggio 2001–Genova, Italia, Pianeta Terra






