A ben vedere, se c’è una persona che può davvero festeggiare il quinto anniversario del G8 di Genova, questa è Claudio Scajola. Nel 2001 era ministro degli Interni e in questa veste finì inevitabilmente nel mirino, visto lo scandalo internazionale suscitato dalle violenze compiute dalle nostre forze dell’ordine, spesso a danno di cittadini stranieri (circa la metà dei maltrattati a Bolzaneto e i tre quarti dei malcapitati alla Diaz). All’epoca se la cavò in qualche modo, grazie alla protezione politica del premier Berlusconi, alla compattezza della maggioranza di centrodestra e a un patto di ferro con i vertici delle forze dell’ordine, anch’essi nei guai per lo scellerato comportamento in piazza e comunque alla ricerca di certezze dopo il cambio di maggioranza del maggio precedente.
Per Scajola la carica di ministro degli Interni era la prima grande prova politica d’alto livello. Le giornate genovesi, se non gli tolsero la poltrona appena guadagnata, stesero comunque un’ombra sinistra sulla sua figura. Qualche mese dopo il povero Scajola combinò oltreutto una frittata: si fece sfuggire un paio di frasi infelici durante conversazioni informali con alcuni giornalisti. La prima di queste affermazioni era gravissima, per il contenuto e per la leggerezza con cui ne riferiva: sostenne di avere dato l’ordine, nella serata di venerdì 20 luglio 2001, e quindi poche ore dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, di sparare a chiunque avesse tentato di violare le protezioni che circondavano la “zona rossa” nel centro della città. Un ministro, negli ordinamenti democratici, non ha assolutamente la facoltà di stabilire quando e come sparare e perciò la sua “rivelazione”, oltre che gravissima per il contenuto, era anche goffa e del tutto fuori luogo.
La gaffe gli fu però perdonata, probabilmente in nome di quel patto di ferro fra politica e apparati delle forze di sicurezza che ha fra l’altro garantito in questi cinque anni la totale protezione a tutti gli imputati. Scajola cadde poco dopo su un’altra gaffe, riferita a Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse e definito dal ministro, nel pieno di una polemica sulla mancata concessione della scorta al professore, “un rompicoglioni”. Scajola uscì così di scena, in modo del tutto inglorioso. La sua carriera ai vertici dello stato pareva finita. Ci pensò Silvio Berlusconi a dargli un’altra chance, riportandolo al governo verso la fine della legislatura. L’incarico non era di primo piano – le attività produttive – ma almeno il deputato di Imperia tornava nei giri che contano.
Ma il vero capolavoro Claudio Scajola lo ha compiuto dopo la sconfitta elettorale della coalizione di centrodestra alle elezioni del 9 e 10 aprile. E’ riuscito a guadagnarsi il ruolo parlamentare più importante fra quelli spettanti per tradizione all’opposizione: la presidenza del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Una posizione oltretutto strategica in questi tempi di tempeste sul Sisde, di ventilate riforme, di lotta senza quartiere al terrorismo internazionale e di spericolati legami con intelligence di altri paesi. Scajola ha ottenuto la poltrona scavalcando il candidato naturale, ossia il ministro dell’Interno uscente, Beppe Pisanu. E come se non bastasse è stato eletto all’unanimità. Per carità, in questi casi è prassi stipulare un accordo bipartisan preventivo, visto che si tratta di una commissione di garanzia, ma questo non toglie nulla al capolavoro politico di Scajola e del suo partito: il centrosinistra non ha avuto nulla da obiettare sul ministro del G8 e tutti i parlamentari della commissione hanno votato con ferrea disciplina, senza nemmeno un commento, un distinguo, una riserva.
Scajola dunque può festeggiare il quinto anniversario del suo G8 con la ritrovata verginità politica. E deve avere accolto con legittima soddisfazione, forse anche con euforia, le dichiarazioni del suo passato rivale Luciano Violante: la commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti di Genova – ha detto il deputato Ds, presidente della commissione affari costituzionali della Camera – non serve, c’è già stato nel 2001 un comitato d’indagine. E’ la stessa cosa sempre sostenuta dall’ex ministro Scajola, che sta trionfando su tutta la linea. Complimenti sinceri.






