Carlo Gubitosa

Il G8 ha cambiato in molti modi la mia vita. Ho scoperto che la scrittura è una potente forma di guarigione, e il trauma nato dalla violenza che ho visto attorno a me per le strade di Genova, e che ha colpito anche persone a me molto vicine, si è trasformato in una energia che mi ha sostenuto per i due anni necessari a scrivere le seicento pagine di un libro. Molti lo considerano l’inchiesta più completa mai realizzata sui fatti di Genova, ma per me è stato solo uno strumento per dare un senso alla paura e alla rabbia. Questo libro, e il sudore speso per darlo alla luce, mi hanno portato molti doni, nati come fiori dal letame di un vertice pagato con la perdita di una vita umana, centinaia di feriti e 258 miliardi di vecchie lire sottratte ai conti pubblici. Il più prezioso tra questi doni è l’amicizia di persone pulite come la famiglia

Giuliani, Lorenzo Guadagnucci, Enrica Bartesaghi, Arnaldo Cestaro e altri uomini e donne segnati da quel luglio maledetto, persone che a distanza di anni si impegnano ancora nello sforzo ostinato e lucido di tenere viva la memoria di fatti che molti, a destra e a sinistra, vorrebbero considerare ormai una pagina chiusa della nostra storia. Lottare assieme a queste persone contro i vuoti di memoria, per l’introduzione del reato di tortura in Italia e per l’affermazione delle responsabilità penali, morali, operative e politiche legate alla gestione scellerata di un vertice, per me è stata una grande scuola di democrazia e di politica, un impegno che mi dà speranza nei cambiamenti costruiti dal basso e per un futuro in cui, contrariamente a quello che succede oggi nei tribunali di Genova, chi spacca una testa con un manganello non viene giudicato con più clemenza di chi spacca una vetrina.

Grazie all’impegno di questi amici, e di tutte le persone che nel corso degli anni hanno sostenuto i comitati Piazza Carlo Giuliani e Verità e Giustizia per Genova, oggi possiamo dire che quei giorni oscuri non ci hanno tolto la capacità di guardare avanti e la voglia di cambiare le cose.
Dopo essere stati colpiti nel fisico, ci siamo salvati dalla

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