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Quel lunghissimo sabato 21 ero in regia a ragio Gap. E’ accaduto quello che non potevamo neanche immaginarci, l’assalto alle due scuole, quella che ospitava il Media center, il quartiere generale del social forum e il dormitorio, la cosiddetta People house. Eravamo in una posizione piuttosto privilegiata, al secondo piano del media center. Le finestre erano quelle di una scuola e offrivano una grande visibilità, quindi abbiamo potuto vedere e raccontare in maniera abbastanza precisa quello che accadeva in via Cesare Battisti: la strada, l’arrivo delle forze dell’ordine, il fronteggiamento, l’irruzione alla people house e poi quello che vedevamo nelle finestre della scuola di fronte.

L’immagine che ho scolpita nella testa è quella dei poliziotti in assetto antisommossa, vederli manganellare ma non vedere cosa. Immagino persone rannicchiate addosso ai muretti, sotto i banchi che prendevano delle gran botte dalla polizia. Una volta finito il ‘lavoro’ nella People house le forze dell’ordine si sono interessate al Media center che, visto che ci trovavamo proprio alla fine di quella settimana d’incontri e di manifestazioni, di workshop, di seminari, era quasi vuoto. C’era la redazione di Radio Gap, più o meno al completo, al terzo piano quella di Indymedia e quella sorta di punto di primo soccorso, la palestra e gli uffici del Genoa social forum e la realtà più importante: i computer e lo studio dei legali del Genoa social forum. A un certo punto fanno irruzione da noi, arrivano in un batter baleno al secondo piano e interrompono le nostre trasmissioni. In un primo momento hanno cercato di sostenere che quella scuola era occupata ma noi, che ci stavamo da una settimana, abbiamo risposto che la scuola c’era stata concessa dalla Provincia. Hanno cercato di intimidirci, non ce l’hanno fatta. Eravamo tantissimi, saremo stati una trentina. Dopo di che si sono tolti il casco e hanno detto la fatidica frase: “Non vi facciamo niente, non vi tocchiamo”.

A quel punto, qui c’è una novità giornalistica, siete la seconda testata a cui la diciamo e noi abbiamo sempre sostenuto in questi cinque anni a chi faceva un paragone tra lo sgombero di radio gap e quello forse ben più noto radio alice nel ‘77, e cioè che lo streaming sia caduto. In realtà non è andata così, ci sono nuove testimonianze di due colleghi che hanno visto chiaramente il secondo dei cinque poliziotti che entrava nello studio spegnere il codec, il macchianario che ci permetteva di effettuare lo streaming. Non sappiamo come la polizia potesse essere in possesso di competenze informatiche, comunque hanno spento il codec e radio gap ha subito un danno. 20/30 minuti dopo l’assalto, è stato riacceso dagli stessi colleghi che avevano visto il celerino spegnerlo. Dopo di che la nottata è continuata, è stata drammatica ma anche molto bella. Sono arrivate telefonate da tutta Italia, di solidarietà che ci dicevano “grazie alla vostra diffusione radiofonica è come se noi fossimo stati con voi al G8”, ma c’è stato anche qualche ascoltatore che la pensava diversamente da noi, che ci ha insultato.

Un’esperienza terribile, fortissima, a tratti stupenda. Una volta tornati dal G8 abbiamo passato i primi quindici giorni cercando di tenere alta la tensione facendo moltissime trasmissioni. Poi una sorta di rimozione di quanto. Un gap che mi spiego in maniera molto semplice: la paura. Mi ricordo che la domenica sono sceso in via Cesare Battsti e nelle vie circostanti. Avevamo proprio la sensazione della calma dopo un colpo di stato. L’atmosfera è stata definita, non a torto secondo me, un’esperienza cilena. Tanta paura e tanta difficoltà a sistemare, a capire a razionalizzare quello che era accaduto, un momento fantastico in cui, sempre secondo me, l’Italia si è sprovincializzata ha iniziato a masticare temi importanti e globali. Dall’altra parte una repressione sistematica e capillare, da colpire i manifestanti, il materiale degli avvocati, gli strumenti di comunicazione di massa.
Dopo di che in questo ultimo periodo, anche grazie all’impegno, al coraggio e alla tenacia degli avvocati che stanno tenendo aperto il capitolo Genova, forse dalla parte più brutta: le violenze commesse alcune dai manifestanti ma soprattutto dalle forze dell’ordine, stiamo cominciando a riparlarne anche attraverso le testimonianze rese ai processi.

Tags assegnati a questo articolo: G8, Genova

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