Francesco Gratteri
Calabrese, 52 anni, nel 2001 era capo del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia e in questa veste partecipò al blitz alla scuola Diaz. È ora imputato per falso e calunnia. Ai magistrati ha detto di non avere avuto alcun ruolo direttivo nell’operazione e di essere sempre rimasto nel cortile della scuola, ma due testimoni lo hanno riconosciuto in un video, sostenendo di averlo visto all’interno dell’edificio. Passato dallo Sco all’antiterrorismo, nel 2005 è diventato questore di Bari. Non si è mai presentato alle udienze del processo.
Gilberto Caldarozzi
49 anni, originario della Ciociaria, all’epoca del G8 era il vice di Gratteri, di cui ha preso il posto al vertice dello Sco. È stato recentemente promosso dirigente superiore “per meriti straordinari”, dopo aver guidato i suoi uomini all’arresto di Bernardo Provenzano. Nel suo passato ci sono brillanti operazioni come la liberazione di Augusto De Megni, rapito dall’anonima sequestri. È imputato per falso e calunnia per la “perquisizione” alla Diaz. Non si è mai presentato alle udienze del processo.
Filippo Ferri
Partecipò all’irruzione alla scuola Diaz nella sua veste di capo della squadra mobile della Spezia in missione al G8. È imputato per falso e calunnia. Secondo i magistrati è uno dei tre autori materiali del verbale d’arresto dei 93 occupanti della scuola. Nemmeno quarantenne, è figlio dell’ex ministro del Psdi Enrico [noto per il provvedimento sui 110 all’ora, poi passato a Forza Italia e Udeur] e fratello del consigliere regionale toscano Jacopo [Forza Italia, Udeur]. E’ stato promosso capo della squadra mobile di Firenze. Non si è mai presentato alle udienze del processo.
Vincenzo Canterini
Guidò l’irruzione alla scuola Diaz alla testa del VII reparto mobile di Roma. Nell’agosto 2001 si presentò fiero e in alta uniforme alle audizioni davanti al comitato parlamentare d’indagine. È imputato per concorso in lesioni. In un’intervista, rifiutando di passare come capro espiatorio della mattanza, indicò i dirigenti presenti al blitz come i “papaveroni venuti da Roma”. Nel 2005 è stato promosso questore [senza assegnazione di sede].
Alessandro Perugini
Vice capo della Digos di Genova durante il G8, è diventato famoso per il filmato in cui è ripreso mentre sferra un calcio a un ragazzino inginocchiato, circondato da alcuni agenti e già sanguinante per i colpi ricevuti. Si difese dicendo di avere mancato il bersaglio. Per questo episodio è imputato per lesioni e falso ideologico con quattro colleghi [un altro è stato condannato a venti mesi con rito abbreviato]. Perugini è anche fra i 45 imputati per i fatti di Bolzaneto. Nel 2005 è stato promosso vice questore.
Spartaco Mortola
Nel 2001 era il capo della Digos di Genova e in questa veste “preparò” l’irruzione alla Diaz. È imputato per falso e calunnia. Durante l’inchiesta ha sostenuto di avere saputo da un colloquio telefonico con un esponente del Gsf che la scuola non era più sotto il controllo dell’organizzazione. L’interlocutore ha smentito questa versione. Quando fu prosciolto nell’ambito dell’inchiesta-Perugini esultò come un calciatore esclamando “Uno a zero”. E’ stato promosso vice questore di Alessandria e poi di Torino.






