Se siete in auto, o magari in bicicletta, nei dintorni di Vicenza, passando per Ponte Marchese, nella periferia della città, scorgerete due tendoni su un campo di sorgo. È la casa dei No Dal Molin, il Presidio Permanente, inaugurato esattamente un anno fa, nella sera nebbiosa del 16 gennaio 2007. Non ci sono campanelli da suonare, le «porte» sono sempre aperte, e così, se decidete di fermarvi, vi basterà entrare. Dentro, potreste incontrare personaggi curiosi, indaffarati nei più strani lavori. Non sarà difficile imbattersi in qualcuno che pialla il pavimento per renderlo un po’ più regolare e stabile, aggiusta la gamba di un tavolo, o pulisce le panche. La cucina–sulla destra, quando entrate–è di solito dimora delle donne e cose che soddisfano i gusti di tutti i palati non mancano mai. Ma non è raro incontrare nella cucina del Presidio un uomo, che magari vi accoglierà con un grembiule, sorridendovi, «Buongiorno, qual buon vento? Le donne sono impegnate in una riunione, vuole un bicchiere di rosso?». Senza nemmeno accorgervene, sarete seduti a chiacchierare con l’«oste» di turno, immersi nel racconto di una città che si batte da un anno per impedire la costruzione di una nuova base di guerra.
La storia inizia esattamente un anno fa, il 16 gennaio 2007, quando Romano Prodi, da Bucarest, annuncia che il governo non si intende opporsi in alcun modo ai progetti degli Stati uniti sull’aeroporto civile Dal Molin di Vicenza, che dovrebbe diventare una nuova base militare americana. Poche ore dopo questa dichiarazione, i vicentini occupano la stazione della città in segno di protesta, e nel campo di sorgo a Ponte Marchese si inizia a montare il tendone del Presidio Permanente.
A quel tempo erano forse in pochi a pensare che, diversi mesi dopo, quel tendone sarebbe stato definito da Don Gallo «la nuova piazza di Vicenza», un luogo sociale dove le persone continuano a ritrovarsi, per scambiarsi idee ed opinioni, per portare avanti insieme un nuovo modo di pensare e creando qualcosa di nuovo ed originale, inedito per la Vicenza di un tempo.
Fin da subito, un bel gruppo di persone ha popolato il Presidio Permanente, trovandosi giorno dopo giorno a discutere dei modi, pacifici e creativi, con cui impedire la costruzione della nuova base statunitense. Chi è arrivato al Presidio in seguito, spinto dal vento della partecipazione che finalmente ha iniziato a soffiare forte su Vicenza, ha trovato una comunità in formazione. Una comunità in lotta, impegnata a difendere la sua terra con immaginazione, come non se n’è mai vista prima in città; una comunità atipica, in una città del nordest addormentata dal mito del benessere economico; una comunità solidale e forte, pronta a mettersi in gioco.
I vicentini contrari alla nuova base sono persone anche molto diverse tra loro, dalle storie curiose e, o magari banali. Gente che ha deciso di rinunciare ad una buona parte del proprio tempo, per metterlo a disposizione. La creazione di una comunità nasce proprio dalla partecipazione alle iniziative proposte dal Presidio Permanente, durante le quali si stringono legami forti tra le persone che vi prendono parte.
Le storie delle persone che lottano contro la base, le loro emozioni condivise, hanno fatto del Presidio Permanente il primo vero spazio sociale di Vicenza; un luogo di ritrovo e di confronto, lo spazio dell’impegno e del divertimento. Dove ricomporre la creatività dispersa in una città che non offre molti altri luoghi di incontro e confronto, un luogo fisico dove da mesi persone diverse si incontrano per discutere e realizzare qualcosa di inedito e originale. Un luogo dove si può andare, non importa quale siano l’ora e il giorno, si è sempre sicuri di trovare qualcuno con cui confrontarsi e parlare.
Dopo un anno di assemblee e mobilitazioni, questa comunità riesce ad essere ancora vivace . Il tempo non è riuscito a corrodere la partecipazione e all’assemblea settimanale, ogni martedì sera, partecipano molte persone. Nella società «impersonale» del ricco nordest, proprio nel Presidio Permanente si sta riscoprendo una voglia di stare insieme, idi sentirsi parte di un gruppo vivo, per ripensare una società che si organizzi dal basso, in modo democratico.
Se siete ancora seduti ad ascoltare la storia appassionante di questa gente, questa sera potreste fermarvi a Vicenza, si festeggia, al Presidio. Dalle 21, «immagini in movimento»: saranno proiettati video e fotografie di un anno di mobilitazione. Così, al racconto dell’«oste», potrete affiancare le immagini che raccontano, da un altro punto di vista, la storia del Presidio e della sua gente.
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