Il Presidio Permanente è di sicuro a Vicenza il luogo meno facile da definire. Lo si può descrivere fisicamente: un campo, una rotatoria, un ponte e due tendoni: è molto più difficile descriverne il contenuto. Lo si potrebbe definire uno spazio di lotta politica, ma non basta, perché nel corso di questo primo anno il Presidio, si è trasformato in molto altro: è diventato festival e basilica, piazza e corteo, ma anche cinema e sala da pranzo, teatro e sala da ballo, osteria e addirittura oratorio. Ogni definizione sembra andargli stretta.
In un anno, in maniera quasi spontanea, dilettantesca e a volte un po’ bizzarra questo spazio è diventato un’alternativa possibile e una realtà culturale, palcoscenico di film, concerti, spettacoli teatrali e conferenze. Senza nemmeno accorgersene, il Presidio è riuscito a colmare il vuoto coltivato dalla silente amministrazione comunale vicentina in ambito culturale. Il recente raddoppio del tendone di Ponte Marchese e le nuove strutture più grandi e riscaldate, migliorano la possibilità di continuare ad offrire socialità e cultura.
L’ultima delle nuove idee che nascono dalla fantasia pacifica di chi resiste alla nuova base è quella di fare un’osteria, che sarà inaugurata nelle prossime settimane, sempre al Presidio Permanente. Sarà un’osteria un pò particolare, come quelle di una volta che si trovano sempre più raramente–a Vicenza almeno, è difficile trovarne–un luogo, dove, con la scusa di assaggiare un buon vino e mangiare formaggi dell’altopiano con la polenta o soppressa vicentina accompagnata dal «panbiscotto», si avrà l’occasione di passare una serata in compagnia, scambiare due chiacchiere e giocare una partita a briscola tra le risate. Uno spazio dentro il Presidio Permanente, per ritrovare i sapori e le atmosfere di una volta: quattro amici, un tavolino e del buon vino.
Uno dei punti di forza del Presidio Permanente viene proprio dall’essere una fucina costante di buoni stimoli quotidiani, frutto del lavoro assiduo di gruppi di lavoro che, da un anno a questa parte, si incontrano e discutono, consolidandosi e rinnovandosi. Infatti, pur mantenendo sempre fermi i principi che l’hanno fatto nascere, in questi mesi intensi di mobilitazione il Presidio Permanente è cambiato, arricchendosi dei contributi portati da persone anche molto diverse tra loro, e diventando, giorno dopo giorno, un vero laboratorio sociale, un luogo di rielaborazione e ridefinizione della politica. Donne e uomini con culture, status sociali, provenienze e idee profondamente diverse, per la prima volta a Vicenza, hanno intrapreso un percorso di confronto.
Chi guarda al Presidio con una lente politica non sarebbe in grado di definirlo, se non abbandonando i metri di giudizio classici, quegli schemi precostituiti che da decenni costituiscono l’ossatura dell’agire politico e che il movimento vicentino ha rotto e relegato in soffitta.
Nel tempo, il Presidio si è trasformato anche in un luogo di socialità, che l’ha fatto diventare la piazza principale di Vicenza. Storicamente la piazza è luogo di incontro e scambio tra individui, ma nell’eopoca dei centri commerciali, essa è andata perdendo il suo significato storico per trasformarsi in vetrina o, nel peggiore dei casi, in terra di nessuno. Il Presidio ha restituito dignità alla piazza e al suo ruolo nella comunità di donne e uomini.
Cambiando, il Presidio ha portato un cambiamento anche nelle persone che lo popolano, che hanno riscoperto il senso della parola «comunità». Questa comunità è riuscita nei mesi a costruire forti relazioni umane, condividendo un percorso di crescita collettiva.
Dopo un anno, il Presidio Permanente è ormai una realtà consolidata, ma allo stesso tempo rappresenta un’esperienza mutevole, che cambia di giorno in giorno: un «movimento in movimento», che cammina sperimentando passo dopo passo forme nuove di fare politica. Una sperimentazione questa, che mette in discussione e delegittima organizzazioni e strutture di potere precostituite.
Il lungo inverno sta ormai finendo e il Presidio e la sua gente preannunciano una nuova primavera di partecipazione.
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