Quel che non si vede e invece c’è

Giusto vent’anni fa. Il manifesto produsse un bellissimo supplemento mensile [la grafica era di Piergiorgio Maoloni] dedicato al ventennale del ’68; a lavorarci furono Carlo Lania, Domenico Starnone e il sottoscritto. Io avevo il compito di fare, mese per mese, una rassegna stampa. Andavo all’emeroteca di via Caetani [strada tristemente famosa], e sfogliavo le collezioni di Stampa o Corriere della Sera, Giorno o Messaggero e ne cavavo titoli e notizie che restituissero il clima dell’epoca. Pare banale, ma quel che più mi colpiva era l’inconsapevolezza, unita al fastidio, che trasudava da quei giornali macchiati d’inchiostro e brutti [tranne il Messaggero, che aveva per grafico in quegli anni proprio Piergiorgio]. Gli studenti e i nuovi operai che avrebbero cambiato l’Italia, ciò che ora riconosce anche Sergio Romano sul Corriere della sera [benché con immutato fastidio] affioravano con grande avarizia su quelle pagine. Erano alieni, «capelloni». Il tono era: ma chi sono questi alienati mentali che turbano l’ordinato fluire dei treni pendolari da e per le fabbriche, il sereno circolo chiuso della casta accademica, il doveroso sostegno alla guerra dei nostri fratelli maggiori in Vietnam o i complotti da camera di cui è vittima il centrosinistra al governo?
Non credo succederà mai che i giornalisti si chiedano seriamente come mai i grandi cambiamenti, in questo paese, sono avvenuti nonostante i loro giornali e con loro grande sorpresa. Infatti, nel quarantennale del ’68 tutto si ripete, sebbene in modi e con attori diversi. Prendiamo un esempio a caso: Napoli. L’altro giorno, il quotidiano più volgare che esista, Libero, ha fatto un titolo arguto: «I rifiuti sono scomparsi. Ma solo dai giornali». E certo. Volete mettere con l’importanza della saga familiare dei Mastella, la moratoria sull’aborto o gli amori di Sarkozy, o ancora [e sempre] i complotti da camera nel centrosinistra? Eppure, non solo la spazzatura è sempre lì, e il «piano» del super-commissario De Gennaro, è stato accolto da un generalizzato V-Day in Campania, ma sabato scorso è accaduto un fatto del tutto invisibile e che ha una grande importanza: il Patto di mutuo soccorso, la rete che lega i «capelloni» di oggi [chiamati «nimby»] ha promosso una giornata chiamata «Siamo tutti campani», in virtù della quale in decine di città si sono fatti incontri, dibattiti, presidi e proteste. Oggetto: solidarietà con i cittadini di Pianura e delle altre, molte località che dovrebbero accettare riapertura di discariche o nuovi «siti». E dov’è l’importanza di questa giornata? Nel fatto che coloro che si oppongono a un tunnel dell’alta velocità, a una nuova base militare, a una centrale a carbone, eccetera, pazientemente connettono i fili: delle relazioni tra cittadini e di cause ed effetti del modo di vivere che ci viene imposto. Un po’ come quando i “capelloni” andarono a dare volantini davanti alle fabbriche. Serviva a conoscersi, anche se gli operai del primo turno della Same Trattori, ore sei del mattino, la prima volta mi dissero ridendo: «Và a laurà, capellone!».
Un libro racconta, in forma di diario, come il Patto di mutuo soccorso è nato, ossia nei mesi successivi all’aggressione di Venaus, in Val di Susa, dicembre 2005. Quel libro, di Chiara Sasso e Claudio Giorno, si intitola «Mutuo soccorso» e sarà in edicola da domani con il nuovo settimanale di Carta. E a proposito: il Carta Day è andato bene, decine di segnalazioni sulle edicole, ma occorre non mollare la presa, e il libro, ad esempio, sarà reperibile in una serie di località il cui elenco è nel sito di Carta.

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