Si chiama «villaggio della pace» il quartiere residenziale, che dista un chilometro in linea d’aria dalla famosa caserma dell’esercito americano «Ederle», dove alloggiano i soldati degli Stati uniti a Vicenza. Un altro esempio, dopo le «guerre per la pace», delle contemporanee e radicali distorsioni del linguaggio. A ristabilire un po’ di chiarezza ci penseranno i manifestanti «no dal Molin» che domani, in occasione della giornata di mobilitazione mondiale, alle ore 15 manifesteranno davanti al villaggio con il consueto rumoroso corredo di pentole e padelle. «E’ vero che si tratta di un insediamento residenziale–riflette Marco Palma del Presidio No dal Molin–, ma abbiamo pensato che fosse giusto mandare ai soldati americani il segnale forte che le cose a Vicenza in questi ultimi anni sono cambiate e che la loro presenza in quanto militari non è gradita. Oltre al fatto che comunque l’insediamento residenziale è funzionale alla loro presenza militare sul territorio» conclude Palma.
La manifestazione davanti al «villaggio della pace» è solo una delle manifestazioni che domani, sabato 26 gennaio giornata di mobilitazione del World social forum, insisteranno sul capoluogo berico. Una serie di associazioni–tra cui Cgil, Arci, Legambiente, Beati costruttori di pace– e il coordinamento dei comitati «no dal Molin» hanno promosso per domani il «Moratoria day». Si tratta di una giornata straordinaria di mobilitazione per rilanciare la richiesta, indirizzata al parlamento, di moratoria dei lavori della nuova base americana del «dal Molin».
La moratoria, lanciata durante una grande manifestazione alla fiera di Vicenza lo scorso 9 dicembre, prevede che prima di qualsiasi decisione su nuove base militari venga convocata la conferenza nazionale sulle servitù militari. «E’ necessaria per capire in che contesto si collocherebbe la nuova base vicentina–racconta Maurizio Ferron della Cgil vicentina– e quale il ruolo dell’Italia. Il caso “dal Molin” pone la domanda se è utile che l’Italia rivesta il ruolo di piattaforma per le guerre globali o se possa avere un ruolo bene diverso, di ponte di dialogo nel mediterraneo». Nella giornata del «moratoria day»–iniziativa lanciata a livello nazionale , ma che avrà a Vicenza il suo cuore – verranno allestiti banchetti per la raccolta firme in calce alla richiesta di moratoria a Vicenza e in tutti i maggiori centri della provincia. «Certo che le condizioni politiche in questi giorni sono radicalmente mutate–riflette Ferron–e rischia di venire a mancare l’interlocutore politico, il parlamento, a cui la richiesta di moratoria è rivolta. Si tratta comunque di uno strumento di sensibilizzazione sul tema e di dimostrazione politica che Vicenza continua a battersi contro la nuova base».
Un’altra manifestazione punteggerà Vicenza domani e sarà quella promossa dall’Arci ragazzi–associazione molto attiva nel capoluogo berico anche all’interno del movimento «no dal Molin»–che propone, durante la mattinata a partire dalle ore 10,00 alla saletta Lampertico di corso Palladio, il «teen express», un momento di riflessione e scambio tra ragazzi delle scuole secondarie vicentine sui «disagi del presente e le paure del futuro dei giovani–come ci racconta Sara Baggi dell’Arci ragazzi–, temi su cui i ragazzi hanno riflettuto in questo mese nei workshop organizzati nelle scuole. Durante la giornata di domani, che abbiamo voluto coincidesse con il World social forum, ci sarà un confronto sulle questioni emerse nelle diverse scuole e si cercherà una sintesi». Saranno manifestazioni differenti quelle vicentine di domani, ma segnalano tutte la persistente vitalità del variegato movimento che anima Vicenza. Guardando al mondo intero.
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