Cherosene e No Dal Molin: Veltroni passa per Vicenza

L’auditorium Canneti, spazio scelto da Walter Veltroni per incontrarsi con i vicentini, è alle porte del centro storico della città, vicino a ponte degli Angeli, sotto il quale scorre il Bacchiglione. Nell’aria questa mattina si sente ancora l’odore acre del cherosene, che da ieri inquina le acque dei fiumi vicentini.
Ieri mattina a Vicenza, una falla nell’oleodotto militare che da Pisa raggiunge Aviano per rifornire di cherosene gli aerei militari statunitensi, ha provocato quello che l’assessore provinciale alle risorse idriche Paolo Pellizzari ha definito «un vero e proprio disastro ambientale». In poche ore il cherosene si è diffuso, raggiungendo il centro cittadino e spingendosi fino alla Riviera Berica. Il luogo dell’incidente, a Monticello Conte Otto, è un territorio di ricarica della falda acquifera vicentina, che rifornisce le province di Vicenza e Padova: uno tra i bacini idrici sotterranei più grandi d’Europa. Inoltre, l’incidente [avvenuto verso le 7 di ieri mattina] è stato segnalato con un notevole ritardo, dodici ore più tardi, solamente in serata. Su questo la procura di Vicenza ha ora aperto un fascicolo d’inchiesta.

L’odore del cherosene è nell’aria questa mattina, ma in molti hanno comunque deciso di presidiare in modo pacifico l’esterno dell’auditorium dove il candidato premier del Pd tiene il suo comizio. Per ricordargli che «la democrazia non è uno slogan ma una pratica quotidiana, costruita dalla partecipazione e dalla condivisione di donne e uomini». L’iniziativa del movimento No Dal Molin in occasione della visita di Veltroni a Vicenza era annunciata. Il sit-in all’esterno dell’auditorium è pacifico, ma il palazzo è blindato, non si può entrare. Se a Padova – dove il candidato premier sarà nel pomeriggio – il Pd ha deciso di incontrare le associazioni e la società civile, questo non vale per Vicenza: al movimento No Dal Molin il confronto diretto è negato.
Per rivendicare un dialogo con Veltroni, due attivisti del Presidio Permanente salgono pacificamente su uno dei due pullman del Pd, ma vengono malmenati dalle forze dell’ordine e butatti fuori. Uno dei due viene fermato e portato in questura. Nel frattempo, il leader del Pd esce e riparte in auto. I No Dal Molin si spostano davanti alla questura, e l’attivista fermato viene rilasciato dopo circa un’ora. Per lui l’accusa è di violenza privata.

Il movimento già ieri aveva lanciato una manifestazione per questa sera, alle 20,30, davanti alla prefettura di Vicenza, «in difesa della terra». Un’iniziativa per protestare contro le installazioni militari presenti sul territorio vicentino. La base statunitense Dal Molin, infatti, se verrà realizzata, sarà situata proprio sopra la falda acquifera cittadina e nei pressi di una zona naturale protetta. «Potremmo fare una lista infinita dei rischi legati alle basi militari – affermano i no base – ognuno può identificarli da se. E tutti sanno che una base militare, per la sua semplice presenza, è già dannosa».

Proprio in questi giorni, intanto, fa discutere la decisione di chiudere la sede Arpav di Vicenza – voluta dal direttore Andrea Drago [An] – per riorganizzazarne le strutture. Nettamente contrario il candidato sindaco della Sinistra arcobaleno, il verde Ciro Asproso, preoccupato per «la perdita della piena titolarità provinciale nell’attività di controllo ambientale. Il vicentino – afferma Asproso – è un territorio particolarmente fragile sotto il profilo ecologico, ma anche un laboratorio per l’attuazione di una diversa politica di tutela ambientale, che dovrebbe avere nella preservazione e valorizzazione delle risorse idriche, il suo punto di eccellenza».
Risorse idriche sulle quali l’incidente dell’oleodotto militare avrà gravissime ripercussioni. La trasparenza nella gestione della tutela ambientale a Vicenza si impone come prioritaria nelle agende politiche dell’amministrazione locale. E il segreto militare questa volta non potrà nascondere il disastro, né far tacere il movimento.

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