Sembrava un party privato con 400 invitati, il comizio che Silvio Berlusconi ha tenuto ieri a Vicenza. Ad attendere il Cavaliere camper con striscioni e poche centinaia di fans con le bandierine, protetti dalla polizia in assetto antisommossa e da qualche jeep dei carabinieri.
Poco più in là i cittadini No dal Molin, che aspettavano di accogliere a modo loro il candidato premier del Popolo delle libertà. Qualche ora prima, a Savona una ventina di manifestanti che indossavano maschere di carnevale da Pinocchio, lo avevano contestato. Bilancio: sei manifestanti contusi. Berlusconi ritarda l’arrivo a Vicenza, quando sembra sia alle porte di della città i defender dei carabinieri si piazzano di traverso davanti ai No Dal Molin: il re di Arcore non deve vederli. Le cariche partono quando gli agenti decidono che è meglio spostare di peso il gruppo di manifestanti ancora più lontano. Risultato finale: due persone portate in questura, con l’accusa di resistenza e lesioni. I due fermati sono un diciottenne e un sessantacinquenne che passava di lì. Proprio non è riuscito a trattenere qualche commento sul candidato premier del Pdl, e subito è stato caricato su una camionetta della polizia. «The show must go on», e Berlusconi arriva finalmente davanti all’Hotel Campo Marzio dove si terrà di lì a poco la conferenza stampa. Sale sul predellino dell’auto e parla al megafono. Di quello che dice si sente poco tra i «Silvio Silvio» della claque e i «Vergogna» dei No dal Molin. Poco male, perché le dichiarazioni più interessanti il Cavaliere le ha fatte durante la conferenza stampa. Berlusconi finalmente rivela quello che molti avevano già denunciato e che la maggior parte dei vicentini sapeva: l’ex sindaco Enrico Hüllweck era d’accordo sulla base statunitense all’aeroporto civile Dal Molin. Eppure, quando in consiglio comunale Hüllweck fu interrogato sulle responsabilità degli accordi per la base militare, rispose di non saper nulla della vicenda Dal Molin. Berlusconi lo ha smascherato candidamente: «Abbiamo detto di sì alla base perché la maggioranza e il sindaco Hüllweck erano d’accordo», ha detto ieri.
Il Cavaliere potrebbe smentire anche domani, com’è nel suo stile, ma per il momento è emersa una verità che Hüllweck ha sempre negato: per due anni il sindaco ha acconsentito segretamente ai progetti statunitensi tenendo all’oscuro la città e lo stesso consiglio comunale. A dirlo ora non più sono soltanto i No Dal Molin, ma Silvio Berlusconi in persona.
Soddisfatti da questa inaspettata dichiarazione, nei prossimi giorni i No Dal Molin annunciano nuove iniziative. L’obiettivo sono le cooperative «rosse» e in particolare la Cmc, che ha vinto l’appalto per la costruzione della base vicentina e che conta di cominciare a cementificare l’area a partire da agosto. L’obiettivo è un boicottaggio delle cooperative. Nei prossimi giorni verrà costruita una vera e propria campagna; «Il mondo delle cooperative – ha sottolineato Cinzia Bottene, portavoce dei No Dal Molin – deve dire qualcosa e prendere le distanze da chi si appresta, per i profitti, a devastare il territorio vicentino mettendo a rischio la più grande falda acquifera del nord Italia». La prima giornata di protesta è fissata per venerdì 11 aprile. «Vogliamo chiedere agli scalpellini, agli elettricisti, ai muratori della Cmc di Ravenna – ha detto dal palco Francesco Pavin del Presido permanente No Dal Molin–se sono d’accordo nel costruire una nuova base di guerra. Per questo venerdì 11 aprile andremo presso la sede della cooperativa». «È doveroso ricordare – aveva sottolineato il Premio Nobel Dario Fo durante la manifestazione con don Andrea Gallo in Piazza delle Poste a Vicenza – che nel loro statuto le coop si impegnano a contribuire in modo costruttivo alla tutela del patrimonio ambientale».
Tags assegnati a questo articolo: grandi opere, ambiente, democrazia






