Le grandi opere andranno avanti, parola di Berlusconi. Mercoledì 16 aprile, inizia invece al tribunale di Mestre il processo a un gruppo di attivisti dell’Assemblea Permanente No Mose, per la prima occupazione dei cantieri del Mose di San Nicolò, avvenuta nel settembre 2005. Agli imputati è stato chiesto il rimborso di danni per l’occupazione del cantiere.
In un comunicato, l’assemblea permanente ribadisce che «il processo inizia nel momento in cui ormai è confermato, dalle procedure di infrazioni delle Direttive Europee e da atti del ministero dell’ambiente e dell’Osservatorio naturalistico della laguna del Comune di Venezia, che i cantieri del progetto Mose, vero e proprio ecomostro, erano e sono illegali quindi abusivi e che hanno creato, creano e creeranno enormi danni ambientali al fragilissimo equilibrio della Laguna di Venezia».
Anche la Corte dei Conti ha avviato un procedimento sull’aumento dei costi. Ma, secondo l’assemblea permanente, «nessuno vuole disturbare la lobby delle aziende ed imprese del Consorzio Venezia Nuova che hanno messo le mani sui fondi della Legge Speciale» e sui 4,2 miliardi di euro che servono per costruire un’opera che mette a repentaglio i delicati equilibri idrogeologici lagunari. L’assemblea permanente No Mose, insieme ai 12 500 cittadini che hanno sottoscritto una petizione popolare contro l’opera promettono azioni di denuncia nei prossimi giorni.
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