No Dal Molin. Un colpo di scena passato quasi inosservato

La sentenza del Tar del Veneto, che ha bloccato qualsiasi lavoro per la costruzione della base Usa all’interno dell’aeroporto Dal Molin, ha rimescolato ancora una volta le carte che sembravano destinate – con il passaggio dell’area alla gestione Usa previsto per il 1 luglio – a favorire l’avvio del progetto Setaf.

Un vero colpo di scena: eppure nell’asfittico teatro della politica in pochi se ne sono accorti. Da parte del governo, l’unico a rilasciare una dichiarazione è il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che si limita a ripetere come un disco rotto il mantra governativo degli ultimi due anni: «L’Italia rispetterà l’impegno per l’ampliamento preso con gli Usa». Il ministro annuncia che il governo ricorrerà al Consiglio di Stato per ribaltare la sentenza, aggiungendo un commento sprezzante: «In Italia una sospensiva non si nega a nessuno. Neppure ai ragazzi bocciati a scuola. Noi pensiamo che non ci siano i presupposti che la sentenza di merito ci dia torto». Poi il ministro attacca il sindaco Achille Variati, che da tempo sta preparando una consultazione dei cittadini sul tema: «Un primo cittadino serio non avrebbe atteso la sospensiva del Tar per organizzarla l’avrebbe fatto prima se ci credeva», dice La Russa, che però non sa, o dimentica, che il referendum è stato al centro della campagna elettorale dello stesso Variati, che ha annunciato lo svolgimento della consultazione cittadina per ottobre.

La sentenza del Tribunale amministrativo non sembra suscitare particolare interesse nemmeno nel commissario straordinario per l’ampliamento della base Usa a Vicenza, l’onorevole Paolo Costa, nominato dal governo Prodi, e dato come prossimo alla sostituzione: «Nell’apprendere la notizia dell’ordinanza di sospensione emessa dal Tar del Veneto – ha affermato Costa – e non essendo stato coinvolto nel procedimento davanti al Tar, non sono in grado, né ritengo utile, fare alcun commento». Bocche cucite anche dalle parti del Pd nazionale.
Ma la sentenza è una vera boccata d’ossigeno per il movimento vicentino, e ancor più per il sindaco Variati. Infatti nelle ultime settimane la discussione cittadina si era concentrata sulle modalità del quesito referendario, una discussione però velata da un certo scetticismo proprio a causa dell’imminete passaggio di consegne agli Usa, il 1 luglio: il referendum non si può fare prima di ottobre per ragioni organizzative; una consultazione a lavori iniziati sarebbe suonata come un puro pro forma; e le richieste di moratoria sui lavori avanzate da Variati agli americani non avevano sortito grandi risultati.

Ora invece il quadro cambia radicalmente: il Tar ha rilevato fra le altre cose la mancanza della «consultazione della popolazione interessata» prevista dagli accordi Italia-Usa, e ha perciò inibito «nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del comune di Vicenza». Così il Comune assume anche il ruolo di «guardiano» del rispetto della sentenza, e dovrà vigilare che non inizino i lavori. Ciro Asproso della Sinistra Arcobaleno suggerisce un ulteriore passo, la «richiesta di sospensione temporanea dell’atto di cessione del Dal Molin agli americani». Una tesi condivisa dal Presidio Permanente, che promette vigilanza fuori dai cancelli dell’aeroporto: «La sentenza del Tar deve essere rispettata – dicono i No Dal Molin – e il territorio dietro questi cancelli deve restare civile».

Le buone notizie per Variati sono due: intanto c’è più tempo, poi la consultazione diventa un punto essenziale, ribadito dallo stesso Tar. Tanto che la giunta vicentina, che deve portare il quesito in consiglio comunale il 26 giugno, sta pensando di modificare la domanda da porre ai vicentini: non più una formula prettamente urbanistica del tipo «Volete che il Comune acquisisca il terreno del Dal Molin?», ma una domanda più esplicita e diretta del tipo «Volete o no la costruzione della base Usa?».

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