I No Dal Molin chiedono le dimissioni di Costa

Sicuramente le intercettazioni telefoniche ossessivamente annunciate e bisbigliate e che coinvolgerebbero l’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi godranno, e già godono, di più attenzione, più o meno voyeristica. Comunque sia la lettera dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi a George Bush–«Carissimo George» si legge nell’intestazione e già pare uno sketch satirico–e quella del commissario governativo Paolo Costa al ministro della difesa Arturo Parisi aprano degli squarci significativi dello stato della politica nel nostro paese. La lettera di Costa–in cui si prospettano a Parisi le mosse necessarie per battere le resistenze del movimento– è stata quella che nel movimento vicentino ha provocato più indignazione. «Si è presentato come il grande mediatore che ascoltava tutti – ricorda Marco Palma del presidio No dal Molin–, e poi scopriamo che in realtà dietro le spalle tramava per dividere il movimento e far passare la decisione della nuova base. A questo punto deve dimettersi, se non altro per dignità».

Le due lettere sono state rese pubbliche in quanto documenti supportanti il ricorso al consiglio di stato in seguito alla sentenza del Tar del Veneto del 20 giugno scorso, che di fatto boccia il progetto di costruzione della base militare del dal Molin. Il commissario Paolo Costa, evidentemente preoccupato della radicalità dimostrata dal movimento vicentino, scrive tra l’altro: «la tre giorni di protesta a crescente caratterizzazione no-global svoltasi da giovedì 13 a sabato 15 settembre a Vicenza può diventare l’ultima manifestazione di un dissenso sostenuto anche localmente; ma solo se si interviene tempestivamente per togliere le cause ragionevole, perché fondate, di questo dissenso».
«Le preoccupazioni relative alla viabilità di accesso al nuovo insediamento militare–prosegue Costa–e a quelle relative all’utilizzo ai fini di ampliamento della base dell’ultima grande area verde pregiata della città» rappresentano «motivi ragionevoli che vanno definitivamente separati da quelli legati all’antiamericanismo, all’antimilitarismo e/o pacifismo apolitico».

Il doppio gioco di Costa non sorprende il veneziano Luciano Mazzolin dell’assemblea No Mose che conosce bene il personaggio visto che è stato sindaco di Venezia ed è «l’uomo che ha voluto il Mose–ricorda Mazzolin–e che protegge tutte le lobby delle grandi imprese che stanno distruggendo Venezia». «Un comportamento analogo a quello dimostrato ai vicentini–continua Mazzolin–Costa lo ha tenuto nei confronti dei veneziani quando, in barba al documento contrario al Mose votato dal consiglio comunale, in sede di ‘Comitatone’ – il comitato che riunisce i diversi soggetti interessati al tema della salvaguardia di Venezia ndr–ha espresso il suo assenso alla grande opera».

Nel frattempo il movimento vicentino si è dato appuntamento questo pomeriggio, in occasione del consiglio comunale, per l’ultima iniziativa di questa prima parte della «campagna d’estate» No Dal Molin. A venti mesi dall’ordine del giorno favorevole alla base statunitense approvato dalla giunta di centro destra, il nuovo consiglio comunale guidato dal sindaco Achille Variati [Pd] dovrebbe approvare una delibera contraria, prendendo formalmente posizione in merito alla questione Dal Molin.
Il consiglio dovrebbe anche votare il testo del quesito della consultazione popolare prevista per il prossimo ottobre. I consiglieri comunali della sinistra vicentina hanno nel frattempo depositato l’istanza, indirizzata al sindaco Achille Variati, di sospensione immediata dei lavori presso il cantiere Dal Molin e di sequestro del medesimo cantiere. Ciro Asproso, esponente dei verdi vicentini e candidato sindaco della sinistra arcobaleno, ha annunciato la volontà di denunciare Costa per l’esplicita volontà, manifestata nella lettera a Parisi, di eludere il passaggio della valutazione d’impatto ambientale.

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