Si torna in piazza, a Vicenza, con le «pignatte» di sempre e un simbolo nuovo: la torretta. Una struttura diventata la metafora della «vigilanza democratica», dopo le cariche delle forze dell’ordine sui manifestanti che ne stavano costruendo una fuori dall’ingresso del Dal Molin per controllare che nessun lavoro di costruzione della nuova base fosse iniziato.
«Emergenza Vicenza»: è con questo slogan che i No Dal Molin hanno lanciato l’appello per la grande manifestazione di domani, sabato 13 settembre. «Torniamo in piazza per difendere Vicenza da una nuova base di guerra e per difendere la consultazione popolare del prossimo cinque ottobre, che il governo Berlusconi vorrebbe impedire», si legge nell’appello del Presidio Permanente.
In piazza per l’«emergenza democratica» a Vicenza, contro coloro che temono il diritto dei cittadini ad esprimersi sul progetto statunitense al Dal Molin. Chi vorrebbe vedere realizzata la nuova base militare Usa ha già messo in campo tutti gli strumenti per poter soffocare la pacifica protesta vicentina: dalla lettera con cui il premier chiede al sindaco di Vicenza, Achille Variati, di rinunciare ad una consultazione popolare che potrebbe risultare «gravemente inopportuna» e «in netto contrasto con l’azione del governo e le valutazioni della magistratura», fino al recente rinnovo dell’incarico di commissario governativo a Paolo Costa [da poco insignito del premio «Attila d’oro», come miglior devastatore di territori].
Per arginare questa deriva antidemocratica, i No Dal Molin tornano domani in piazza, più determinati di prima: «Vogliamo difendere la democrazia – scrivono – rappresentata dal nostro diritto a manifestare pubblicamente, ad agire ed esprimerci attraverso la consultazione popolare senza che essa sia vanificata dall’apertura dei cantieri». Per difendere il proprio diritto a manifestare in modo pacifico, i No Dal Molin hanno anche lanciato una raccolta firme [sottoscrivibile al festival] per denunciare i metodi di gestione della piazza da parte del questore di Vicenza, Giovanni Sarlo, e chiederne le dimissioni in quanto «responsabile di aver portato a Vicenza la violenza».
La partenza del corteo di domani è prevista per le ore 15 da piazza Matteotti, nel centro storico della città: l’arrivo sarà al festival No Dal Molin, dove la serata continuerà con il concerto di Cisco e la partecipazione straordinaria di Natalino Balasso e Massimo Cirri.
Con una buona partecipazione che conferma il successo dello scorso anno, la seconda edizione del festival No Dal Molin si chiuderà domenica 14, con una giornata ricca di incontri e spettacoli. La mattina, alle ore 11, si terrà il dibattito «Guerra è salute?», organizzato dai professionisti della salute firmatari dell’appello contro la nuova base. Alle ore 16, il gruppo donne promuove un incontro per presentare la rivista «Via dogana», con la presenza di Lella Costa, le filosofe Annarosa Buttarelli e Luisa Muraro, e la giornalista Silvia Marastoni. All’incontro parteciperanno anche la fumettista Pat Carra e la scrittrice argentina Sandra Ammendola.
E da lunedì, concluso il festival, cosa faranno i No Dal Molin? Le donne del Presidio già preparano le valigie per partire per il parlamento europeo a Bruxelles, dove saranno ospiti – insieme alle «Donne in nero» e altri gruppi pacifisti provenienti da tutta Europa – della vice-presidente del parlamento, Luisa Morgantini. I più giovani e forzuti inizieranno a smontare le strutture del festival, per tornare dal prossimo martedì all’assemblea settimanale sotto i tendoni del Presidio di ponte Marchese. E martellante, continuerà la campagna d’informazione in vista della consultazione popolare sul Dal Molin di domenica 5 ottobre.
Chi pensava che la storia si chiudesse con il festival si sbagliava: tenete le menti accese, il finale potrebbe essere sorprendente. Intanto, per domani, l’appuntamento per tutti è alle 15 in piazza Matteotti, a Vicenza.
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