Non solo i cittadini contrari ad una nuova base militare statunitense al Dal Molin, ma anche i giudici del Tribunale amministrativo della Regione Veneto si devono essere confusi, quando nella sentenza dello scorso giugno si erano pronunciati in merito al grave impatto che avrebbe provvocato il nuovo insediamento, «sulla situazione ambientale, del traffico, dell’incremento dell’inquinamento e in ordine al rischio di danneggiamento ed alterazione delle falde acquifere».
A smentire queste «leggende metropolitane» [come lui stesso le chiama] è il commissario governativo Paolo Costa, oggi a Vicenza per annunciare l’avvenuta consegna del Dal Molin agli Stati uniti.
Il progetto della nuova base non interferirebbe infatti in alcun modo sul contesto ambientale – come confermato da uno studio condotto dal geotecnico e professore dell’università di Padova, Giuseppe Ricceri –, né tantomeno sulla falda acquifera, tutelata con alcune modifiche apportate sugli edifici del progetto.
Il commissario ha inoltre annunciato la costruzione di una nuova pista aerea al Dal Molin, rototraslata rispetto a quella attuale [da oggi chiusa definitivamente], lunga circa 1200 metri, per un costo totale di 11 milioni e mezzo di euro a carico del governo italiano.
Il parere di Costa sulla consultazione popolare di domenica prossima – «inutile» – è stato confermato ancora una volta, con una novità: «se il referendum fosse su scala nazionale avrebbe un peso molto più importante e sarebbe accettabile».
Bene, così stando le cose, ricordiamo al Paolo «Attila» Costa che da oggi tutti i cittadini della penisola possono esprimere il loro parere sulla nuova base, votando on-line sul sito www.nodalmolin.it.
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