Può essere che la vicenda del referendum cittadino di Vicenza sia molto più importante di quanto i giornali – compresi quelli di sinistra – abbiano inteso. Simbolicamente e praticamente accade che la finzione democratica dei partiti, del parlamento e del governo si separi brutalmente dalla democrazia reale che il movimento No Dal Molin, il maggioritario rifiuto della comunità vicentina della costruzione di una nuova base militare statunitense, ha creato in pratica nel corso di quasi due anni.
Democrazia significa, in questo caso, appassionarsi alle sorti del proprio luogo – territorio e clima culturale e politico – e partecipare in diversi modi alla formazione di una volontà collettiva, proprio quel che «a livello nazionale» i grandi media e il sistema politico – più che complici, mescolati – negano. I grandi media raccontano una società diversa da quella reale, la politica si esercita su quella finzione inseguendo «emergenze» e lanciando segnali utili ai codici di comunicazione dei media. Il solo punto di contatto, ormai, tra «alto» della rappresentanza e «basso» dell’elettorato, l’atto del voto, è stato sterilizzato con la nomina dei candidati da parte dei partiti, gli sbarramenti, le campagne televisive, ecc.
La comunità di Vicenza ha dichiarato la propria indipendenza confermando il referendum, il cui esito avrà un valore sostanziale anche se non formale. L’altra democrazia fa un passo avanti. Potendo, andremmo anche noi, a votare.
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