Bomba alla banca popolare di Vicenza. Stasera fiaccolata dei No Dal Molin

«Attentato! Si è trattato di un attentato…»: a qualche maligno potrebbe venire in mente la battuta di quel comico che mimava un Emilio Fede pronto a trasformare ogni contrattempo capitato al premier Berlusconi per un complotto sovietico. A Vicenza qualcosa del genere era successo nel luglio del 2007, quando ad alcuni giornali era stato recapitato da mano misteriosa un video in cui un ordigno rudimentale, una pentola, scoppiava vicino all’oleodotto Nato che sfiora la città: senza quel video, nessuno se ne sarebbe mai accorto.

Una scena che si è ripetuta domenica mattina, poco prima delle 6: questa volta, però, non in piena campagna, ma in centro città, all’ingresso del palazzo dove hanno sede gli uffici per la formazione della Banca Popolare di Vicenza, in via Monte Cengio 15. Un portone situato nel bel mezzo del cosiddetto «quartiere delle banche», con tutta evidenza uno dei punti maggiormente videosorvegliati della città, e che si trova a poche decine di metri dalla Questura. Una Banca, la BPVi, il cui presidente, Gianni Zonin, si è sempre pronunciato a favore della base Usa al Dal Molin; una banca che per questo motivo era pubblicamente boicottata dal movimento che si oppone alla base.
Tanto è bastato per far apparire sulle locandine del principale quotidiano cittadino, in tutte le edicole, la frase virgolettata: «Matrice politica».

Ad esplodere è stata una pentola a pressione, collegata ad alcune bombolette di gas da campeggio: la stessa «tecnica» usata nell’altra esplosione, quella dell’oleodotto di un anno e mezzo fa, le cui indagini si sono impantanate in un nulla di fatto. Che vuol dire tutto ciò? E come reagisce la città? Immediata è stata la reazione del sindaco Achille Variati [Pd, contrario alla base] che ha convocato una fiaccolata «contro il terrorismo» per questa sera alle 21: «Esprimo la solidarietà totale della città – dichiara Variati nel pomeriggio di domenica – alla Banca Popolare di Vicenza, al suo Presidente, ai dipendenti. Questo gesto, al di là della sua valenza criminale e degli esiti tragici che poteva avere, risulta particolarmente odioso perché colpisce una banca con un azionariato diffusissimo tra i vicentini, che sono quasi il 60 per cento dei 55 mila soci dell’istituto. […] Questo gesto, che richiama in modo inquietante l’attentato all’oleodotto Nato, conferma purtroppo timori che ho già espresso in molte occasioni. Per colpa di una lunga serie di errori, per scelte sbagliate fatte senza cercare una vera sintonia con la comunità locale, la nostra città rischia di diventare agli occhi di alcuni irresponsabili provocatori un campo di battaglia». Oggi Variati è tornato sull’argomento, puntualizzando: «Vicenza ospita gli americani da 50 anni. Li ha ospitati in tempi anche difficili, di guerra fredda e tensioni sociali, ma non è mai diventata un luogo sensibile per la contestazione. Il grave fatto di ieri mi ha fatto pensare che quell’equilibrio straordinario si possa rompere. Ho paura che la mia città stia per diventare un luogo sensibile su cui scaricare veleni».

Tornando a esprimere i suoi dubbi sulla costruzione della nuova base Usa, il sindaco ha risposto a Giancarlo Galan, il governatore del Veneto che aveva dichiarato ieri: «Chi semina vento raccoglie tempesta». «Il proverbio mi trova d’accordo, ma va chiarito chi abbia seminato vento – ha ribattuto Variati -. Non certo i cittadini che hanno espresso la loro opinione nella consultazione autogestita, non i pacifici dimostranti che hanno sfilato contro la nuova base, non io che ho cercato di ricondurre la protesta in un solco di democrazia, stemperando tensioni e conflitti. Il vento, semmai, l’ha seminato chi ha creduto di risolvere la questione senza discuterne con la città, lasciandoci in eredità una situazione irrisolta e incancrenita».

Il Presidio Permanente solo giovedì scorso aveva usato altre pentole, le pignatte «suonate» di fronte alla base Ederle: «Le pentole a pressione esplodono, guarda caso, a orologeria; ogni volta che la cittadinanza si prepara a impedire una sopraffazione, soggetti non identificati tornano a calpestare il plateatico vicentino. Non ci faremo intimidire, non ci faremo rinchiudere nelle nostre case. Noi le pentole le suoniamo per intonare la nostra determinazione; altri le fanno scoppiare per impedirci di rivendicare i nostri diritti. Non ci fermeremo, continueremo a difendere Vicenza».

Intanto il Tavolo della Consultazione, che comprende tutte le associazioni e comitati contrari alla base e la totalità dei partiti del centro-sinistra, ha aderito all’invito di Variati, e lancia un appello ai vicentini perché partecipino alla fiaccolata: «contro la violenza e la strategia della tensione».

Tags assegnati a questo articolo: No dal Molin, Vicenza

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