Il Mose non affonda

Nomose

Il destino del Mose non cambierà. Il documento approvato il 5 giugno dal consiglio comunale di Venezia con 36 voti a favore [Margherita, Ds, Udeur, Psdi e Verdi] e nove contrari [Rifondazione non l’ha sottocritto], non chiede la revisione del progetto delle paratoie mobili per la difesa del fenomeno delle «acque alte». Nel testo c’è solo un tiepido invito al «governo e alle istituzioni preposte a porre in essere una immediata verifica degli interventi alle bocche di porto in corso di esecuzione al fine di realizzare compiutamente la visione sistemica delle politiche di salvaguardia privilegiando le relative opere, rispondendo al confronto avvenuto in città».

Della necessità di una «verifica» ha parlato il sindaco Massimo Cacciari. «Bisogna decidere–ha detto–se si voglia spendere questo denaro per un’opera che ha una valutazione di impatto ambientale negativa. A questo punto è logico definire un momento di autentica verifica, autentica sperimentazione, autentica riflessione, che non significa cessare di fare, ma continuare a realizzare quelle opere che siano compatibili con qualsiasi scenario emerga dalla verifica». Anche perché i lavori eseguiti finora per la salvaguardia «sono tutt’altro che da buttare a mare», ha aggiunto Cacciari.
Nel movimentato consiglio, spesso interrotto dai rappresentanti del Comitato permanente No Mose e dai cittadini presenti in sala, ancora una volta si è rivelata la spaccatura all’interno del centrosinistra veneziano. Questa divisione è stata sottolineata sia dall’intervento di Gianfranco Bettin [Verdi] che ha ricordato il quarantesimo anniversario della grande alluvione del 4 novembre del 1966 che cade quest’anno, e ha osservato come «da allora siano state fatte molte opere per impedire che il femomeno [delle acque alte ndr] provochi gli stessi danni e comporti i medesimi pericoli di allora» che quello di Felice Casson, senatore dei Ds, che ha ribadito la sua «netta contrarietà» al Mose.
Il documento certo non è piaciuto all’Assemblea permanente No Mose, che ha invece apprezzato gli interventi dei consiglieri Bettin e Casson. «Il consiglio comunale di Venezia ha partorito una vera e propria ‘mostruosità’–hanno dichiarato quelli del Comitato–un documento scritto in ‘burocratese bizantino antico’; un documento talmente fumoso e ambiguo, che ha visto il voto favorevole di una cosidetta maggioranza composta sia da consiglieri dichiaratamente a favore del Mose che da consiglieri contrari all’opera: ognuno interpretava il documento a suo modo». Un parere estremamente negativo sul documento che vanifica la petizione popolare sottoscritta da12500 cittadini, che chiedeva «la sospensione dei lavori del progetto Mose». La mobilitazione continua e si aspetta la riunione del Comitato interministeriale he con molta probabilità si farà a luglio.

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