L’Osservatorio Tav procede, i media strombazzano

Ieri, 10 ottobre, si è svolta a Torino la settimanale riunione dell’Osservatorio presieduto dall’architetto Mario Virano. L’incontro si è concluso nel tardo pomeriggio, ma già l’edizione delle 19,30 del Tg3 del Piemonte è stata l’occasione per starnazzare ai quattro venti d’essere ormai prossimi all’agognato traguardo della «scelta del tracciato».
Vediamo quindi cosa c’è di vero [e preoccupante] e cosa è falso [e divertente] in quel che è stato riferito.

Conviene fare un passo indietro, alla sera del 9 ottobre, quando a Rivalta si riuniscono sindaci e assessori dei tanti comuni interessati alla vicenda per dare ai tecnici che nell’Osservatorio li rappresentano un preciso mandato su come il giorno dopo definire il punto sul terzo e delicato Quaderno. [I primi due sono stati da tempo «licenziati» e per arrivare a concludere il ragionamento sul terzo sono state spese molte settimane in più di quanto governo e proponenti avessero sperato]. Dopo aver convenuto sulla non saturabilità del valico della ferrovia esistente e dopo essersi accordati su quanti e quali treni sia necessario garantire di qui a 2030 [e – per quanto sensato – anche oltre] si tratta di ragionare su quello che tutti ormai ammettono essere il vero collo di bottiglia: il «nodo di Torino». Il modo «urbanistico» in cui si sta realizzando il «passante ferroviario», la sua portata limitata dalla promiscuità merci/passeggeri interamente in sotterranea, la geometria dei raccordi e la capacità di vecchie e nuove stazioni che rischiano di nascere già vecchie renderebbe infatti inutile qualunque moltiplicazione dei binari a monte ed anche la propedeutica deportazione in Siberia di ogni superstite delle prossime occupazioni militari della Val di Susa.

Queste considerazioni la fanno da padrone nella discussione di Rivalta dove si affaccia addirittura, e per voce dei sindaci «ultimi arrivati», una posizione radicale di rinvio della chiusura del Quaderno a quando il problema dell’attraversamento metropolitano sarà stato sviscerato. Ma la scarsa voglia di collaborare dai tecnici delle ferrovie, e il rischio che menare il can per l’aia si dimostri alla fine e paradossalmente più utile alla causa di chi vuol andare ad una forzatura rispetto a chi ritiene che prima o poi l’Osservatorio debba onorare la funzione che gli è stata originariamente assegnata [utilità o meno della nuova linea Tav tra Torino e Lyon], spinge i tecnici ad assumere una posizione più possibilista.
Ed è il presidente Ferrentino che – per quel che se ne è sentito riferire–alla fine fa sintesi proponendo una mediazione: licenziare il lavoro [essenzialmente di analisi] sin lì prodotto affidando a tecnici neutrali di inserire i dati nel modello matematico proposto dagli svizzeri dell’Università di Losanna. Solo così si confida potranno emergere in modo il più possibile corretto le esigenze vere e la capacità reale di movimentare merci e passeggeri nell’area metropolitana subalpina.

Questa la posizione è stata concordata ieri in sede d’Osservatorio affidando tra l’altro allo stesso Ferrentino [e a Virano], di vigilare sulla corretta comunicazione dei termini dell’accordo sia verso l’opinione pubblica, ma soprattutto nei confronti del governo, di modo che possa essere convocata la prevista riunione politica di Palazzo Chigi senza nessun vizio d’interpretazione di cosa si andrà a discutere [senza cioè nessuna tentazione di considerare quello come il passaggio rituale e propedeutico alla scelta del tracciato della nuova ferrovia].
Se quel che ho provato fin qui a riassumere è quantomeno verosimile, se ne dovrebbe dedurre che sia chi ritiene l’Osservatorio «il Cavallo di troia» per espugnare la valle, sia chi lo ritiene il percorso più efficace per arrivare ad una definizione incontestabile della non necessità di realizzare una nuova Grande Opera [ma solo interventi di potenziamento e razionalizzazione dell’esistente] hanno in teoria ragione. Per quel che conta l’opinione di chi scrive, io temo che la posizione istituzionale non tenga nel dovuto conto che la partita la si sta giocando con un mazzo truccato.

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