Zatterin ce l’ha fatta: l’inviato a Strasburgo del quotidiano [Fiat] di Torino è stato il primo ad avere l’indiscrezione doc su entità e modi del finanziamento che la UE si appresterebbe a deliberare a «nostro favore». 670 milioni di euro per la Torino Lione [poco meno degli 800 che verrebbero destinati al “più condiviso” Brennero costituirebbero la «nostra» dote, che il commissario Jacque Barrot si appresterebbe a presentare in sede di riunione deliberante degli stati membri a fine mese].
L’inviato della Mole dosa i toni della corrispondenza corredata dall’immancabile cartina che disegna sulla nostra terra l’ennesima linea di un improbabile tracciato: «Le prossime settimane saranno cruciali» [in sede di Commissione non ci dovrebbe essere altro che «piccole limature», ma Londra sarebbe irritata per la scarsa considerazione riservatale in questa tornata, 2007-2013, di elargizione di denari destinati alle reti transeuropee! Ci sarebbe addirittura il rischio che il governo di Gordon Brown possa «prendere in ostaggio» i fondi previsti per il «progetto satellitare Galileo». [Uno dei pochi territori di confine tra tecnologia e ricerca in cui il nostro paese non risulta marginalizzato!].
Ma il giornalista subalpino non pare preoccupato del possibile scambio; del resto dalle nostre parti ci siamo abituati a svendere la presenza in settori nevralgici in cambio della conservazione di nicchie nei distretti più arretrati; Nel nordovest la svendita di Olivetti e della nostra esistenza stessa nell’informatica è una ferita mai rimarginata e la stessa ultima grande crisi della Fiat è stata affrontata (almeno all’inizio) riconvertendo in manovali edili migliaia di operai qualificati! Nessun dubbio, poi, nella prima parte della corrispondenza dall’europalazzo: ben 2/3 dei 670 euromilioni verrebbero infatti destinati all’Italia [perché la Francia ha già avuto? Perché noi ci siamo impegnati a pagare i 2/3 della tratta internazionale? Per adesso non è dato di saperlo]. Ma si capisce che per Torino sarà festa grande.
Il sindaco forse non chiederà al cardinale di suonare le campane, ma potrà rivalersi del braccino corto del governo di Roma accusato ancora lunedì [nel corso del convegno dell’agenzia per la mobilità] di essersi rimangiato le promesse di finanziamento dei tratti terminali del metrò! Poi la frase chiave [scritta sotto dettatura dell’osservatore Virano?]: «I fondi serviranno per finanziare il completamento dell’indagini geognostiche i lavori collegati con l’obiettivo di concludere la definizione del tracciato e stimarne fino in fondo l’impatto ambientale. Conclusa questa fase i cantieri potranno entrare nel vivo dell’azione. L’anno previsto dal governo per l’accensione dei motori delle ruspe è il 2011».
A leggerla senza pregiudizi potrebbe sembrare,che abbiamo vinto tutti: pessimisti ed ottimisti, fautori e denigratori dell’osservatorio, impresari edili e cittadini, ragazzi dei centri sociali e funzionari Digos. Ma sel’indiscrezione risulterà confermata non credo che sarà così. Perché avrà vinto l’Europa delle lobby, le banche che potranno scadenzare opportunamente la concessione dei prestiti garantiti [prima il Brennero poi noi] e le imprese di costruzioni che potranno rinegoziare i noleggi a lungo termine di talpe e trivelle.
Avrà vinto quella la politica che, da Mastella a Calderoli ha ormai un unico modello ideale e culturale: la ingiustamente denigrata cassa per il mezzogiorno che non è mai stata abolita, ma semplicemente traslocata da Roma a Bruxelles. Proprio ieri Beppe Grillo vi aveva nuovamente fatto tappa significativamente accompagnato dai magistrati De Magistris [scippato dell’indagine proprio sui fondi europei] e Vaudano dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode [Olaf]. E nel comunicato odierno tra l’altro afferma: «I finanziamenti della Comunità Europea sono in fin dei conti soldi nostri. L’Italia partecipa a un fondo comune che viene ridistribuito. […]. Un po’ come il riciclaggio senza controllo del denaro sporco. Le nostre tasse finanziano i finanziamenti europei del cui utilizzo i cittadini non sanno nulla. Se servono, se no, che benefici portano(…). Frattini e la Bonino sono persone molto riservate. A Prodi non hanno detto che Barroso aveva stanziato 275 milioni per l’integrazione della comunità Rom. L’Italia non ha chiesto nulla […] Per una volta che potevamo usare i fondi per una buona ragione non li abbiamo chiesti. Ed è strano. per accedere ai fondi. Hanno più impiegati di tutti gli altri Stati. I miliardi di euro che entrano in Italia hanno portato a opere inutili, viadotti, rotonde supermercati a tema come il tunnel della Tav in Val di Susa e Mediapolis in Piemonte. Hanno finanziato progetti mai portati a termine, depuratori, energia alternativa. Sono finiti in tasca a quella zona grigia che collega i partiti alle imprese, ai gruppi criminali».
Insomma, se sarà così avremo perso anche un po’ noi che ci ostiniamo a parlar di decrescita, che abbiamo destinato fondi [quelli che sono alla nostra portata, s’intende] a trasferte da Strasburgo, a Roma per consegnar le nostre firme di ostinato rifiuto. Ma avremo perso oggi dopo aver vinto l’8 dicembre del 2005 e per i due splendidi anni che ne son seguiti. [Fra poche settimane ci ritroveremo nei prati di Venaus a festeggiare il terzo inverno resistente].
E come abbiamo detto qualche giorno fa allo stesso Prodi nessuno di noi è in grado di dire se quei fatti potranno mai ripetersi e allo stesso modo. Ma nessuno può garantire che quel che successe allora non succederà mai più.
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