Una sera come quelle d’inverno 2005. Dopo un’illusione di primavera è tornato freddo il vento che gonfia le bandiere No Tav davanti al palazzo civico di Susa. Tutti raccolti tra il la vecchia strada e i portici medioevali. Doriana ricorda l’aggressione mafiosa di domenica consumatasi proprio lì, Alberto Perino tuona dagli altoparlanti. Gigi Richetto sferza i partiti, gelido come il vento. Nicoletta Dosio chiede un rinnovato impegno contro tutte le mafie. Poi corteo, dal centro storico fino al bivio del Moncenisio il ponte Dora, piazza del Sole.Due, forse tremila persone autoconvocatesi con gli sms, il passaparola, come allora. Ma sui quotidiani del giorno dopo tutto è derubricato, ovattato. In attesa della grande coalizione; nella difficoltà di “riposizionarsi” (il “rischio” che vinca Veltroni disorienta le redazioni) si preferisce addomesticare persino le notizie che fino a ieri sarebbero state sbattute nel taglio basso di primapagina. Per “La stampa” eravamo in cinquecento (persino la Questura sarebbe stata più “generosa”). Ma soprattutto è la notizia che, se non scomparsa, risulta imboscata, dissimulata.
Domenica a Susa, come in molte altre città, era stato allestito il seggio del PD per l’elezione del coordinatore. Come in altre città si contrapponevano più liste. Una (quella sponsorizzata da una famiglia di imprenditori edili/stradali) cerca di allungare le mani sul nuovo soggetto politico, il partito più nuovo che c’è, (più nuovo persino di quello del Pdl!). Più nuovo perché il suo programma si presta ai desiderata di chi ha sempre sostenuto “il partito di governo”: nei decenni fedeli, dalla DC al PD: Ma la valle di Susa, è un po’ particolare: da noi è più difficile tenere insieme tutto e il suo esatto contrario. Anche chi vorrebbe andare “oltre il Tav” sa che il “No Tav” è dirimente. Non si può in Valle candidare il direttore e lo scampato del rogo della Thyssen senza che scatti l’allerta. Non si può immaginare che solo perché si è “di centro” si possa digerire lo scempio della propria terra e il furto di futuro ai propri figli. Così chi sponsorizza il PD ( e chi ne accetta la sponsorizzazione) deve fare i conti con la dissidenza civile, ma ferma, di chi può anche fare delle scelte politiche moderate, ma chiede coerenza e, soprattutto, pulizia. Così capita che al seggio il trasformismo del capolista in carriera, il rinnegare un recente passato No Tav, venga censurato. E che se si sono scelti sponsor con un passato torbido e un presente turbato dalla turbativa d’asta ci si possa trovare a condividerne metodi e stili di vita. Così un candidato reagisce con le mani alle critiche e viene prontamente “soccorso” dagli imprenditori d’assalto e dai loro sodali. Così un elettore democratico e suo figlio finiscono al pronto soccorso.
Un giovanissimo rampante del Piddì, pochi giorni, fa bollava di estremismo chi, a suo dire, criminalizza gli onesti imprenditori del tondino e del cemento: nessuno – neanche in Valsusa – si sognerebbe di farlo: viviamo in case in muratura, percorriamo strade bitumate e, per passare un fiume, preferiamo un ponte a un guado. Ma pensiamo con maggior cognizione di causa rispetto ad altri che non hanno avuto l’occasione di dover approfondire, che la commistione politica-affari, mafia – Calcestruzzi, sia nemica della democrazia ma persino della prosperità economica. E che un partito che da noi nasce con questi presupposti abbia ben poco di nuovo. E proviamo anche a profetizzare se non verrà fatta pulizia, come ha detto qualcuno ieri sera, potrebbe anche accadere che in un posto come la Val di Susa ci si provi a far pulizia dei partiti.






