A Susa il 6 Dicembre l'Onda No Tav

Il movimento No Tav ritorna in piazza domani a Susa [Torino], 6 dicembre, «per ricordare ai potenti ed al resto del mondo che non si è squagliato di fronte alle false promesse e alle minacce del potere, così zelante nel difendere gli interessi dei grandi speculatori». Il corteo partirà dalla stazione ferroviaria di Susa alle 14,30

Via libera di Bruxelles ai finanziamenti all’Italia relativi alla Torino-Lione, al traforo del Brennero e alla linea Trieste-Divaca. Solo per la Torino- Lione sono previsti finanziamenti per 671,8 milioni di euro. Nel complesso le decisioni firmate oggi da Tajani, vicepresidente della Commissione Ue responsabile per i trasporti, sono 11 e riguardano i finanziamenti previsti per il periodo 2007-2013 nell’ambito del programma per le reti transeuropee di trasporto [Ten-T].

L’ultima volta dei No Tav era stata nella primavera del 2007, un mese dopo la trasferta a Vicenza per dire No Dal Molin. Poi si erano sbizzarriti: una gita a Nizza in occasione del summit intergovernativo italo-francese per consegnare a Sarkozy 32 mila firme raccolte in poche settimane, poi tutti a comprare «un posto in prima fila», un pezzetto di terra, a Chiomonte e a Venaus per non perdersi lo spettacolo in caso di replica dello show messo in scena da Lunardi nel 2005. Nel frattempo il governo «amico» di Prodi provocava più danni dei manganelli e incrinava il rapporto con i sindaci, e i grandi media sentenziavano che la valle era rassegnata, che aveva cambiato idea e la strada era spianata. Le solite bugie, ognuno fa il mestiere per cui è pagato. No, la valle non ha cambiato idea, non è rassegnata e i No Tav saranno di nuovo in piazza: il 6 dicembre, a Susa.
Decine di miliardi di euro a carico della collettività, per una grande opera che ancor prima di essere dannosa è inutile, non può essere un problema solo della Val di Susa. Così come il diritto negato ai cittadini di contare sulle scelte che coinvolgono il territorio in cui vivono. «Il futuro è nelle nostre mani» è un obiettivo da conquistare. E se hanno ragione, perché dovrebbero essere «ragionevoli»? E se vale per i valsusini, non deve valere per le tante resistenze sparse nel paese in difesa dei beni comuni? Altro che sindrome Nimby, il Grande Cortile non ha confini.
«Rompere l’immaginario collettivo e decolonizzare le menti», è l’invito che rivolge Serge Latouche a chi stenta a convincersi che a questo modello di sviluppo ci sono alternative. Il movimento No Tav raccoglie nuovamente l’invito preparando a modo suo la manifestazione del 6 dicembre: 25 incontri pubblici, per parlare non solo di Tav ma di pratiche, stili di vita, idee e alternative. Lavoro, economie locali, consumo di territorio, filiera corta, controllo politico del denaro pubblico, informazione: quella libera e indipendente i No Tav l’hanno battezzata una «merce a rischio di estinzione» e si son detti che bisogna difendere la biodiversità del Grande Cortile. Un mese di dibattiti nei diversi comuni della valle e non solo: anche Torino, generalmente pigra e refrattaria alle novità [a meno che a proporle non siano il sindaco Chiamparino e la sua corte], si fa coinvolgere.
Mentre l’onda No Tav guarda alla manifestazione del 6 dicembre, un’altra onda avanza impetuosa: studenti, precari della ricerca, insegnanti e genitori, tutti insieme, a dire no allo scippo della scuola pubblica, a difendere un altro bene comune. Era scontato che le due onde si incrociassero, e incontrassero altre onde in un mare ormai in burrasca. Stessi obiettivi, stessi metodi di lotta: pacifici, che puntano sulla forza della ragione e della verità. L’università si sposta nelle piazze e le aule universitarie si riempiono per ascoltare le esperienze della Val di Susa, di Vicenza, di Chiaiano, di Aprilia… Territori e saperi, acqua e diritto allo studio, grandi opere inutili e dannose e soprattutto costose, grandi tagli alla scuola e alla sicurezza nelle scuole: 13 miliardi [che non si trovano, parola di Bertolaso] per mettere in sicurezza gli edifici scolastici e oltre 16 miliardi [che si trovano, parola di Berlusconi] per le grandi infrastrutture. E’ facile fare i conti, persino gli studenti-bamboccioni di Padoa Schioppa e i lavoratori-fannulloni di Brunetta ne sono capaci.
E i conti sanno farli anche i pendolari, anche quelli che si portano i seggiolini da casa per poter viaggiare seduti ad alta velocità tra Torino e Milano e promettono di venire a Susa. A proposito: quanti sanno che dal prossimo 14 dicembre saranno aboliti altri treni per il trasporto locale e altri Intercity per il sud per far posto a nuovi treni Tav? Dal Duomo di Milano a San Petronio di Bologna in 65 minuti a 300 chilometri l’ora, è la promessa di Rfi. Perbacco, c’è da leccarsi le dita!
Intanto c’è la manifestazione No Tav, un’occasione da non perdere: per i valsusini, per mostrare la vera immagine di una valle che non ha cambiato idea; ma anche un’occasione per gli studenti, i ferrovieri, i pendolari, i precari, i lavoratori che non credono alla favola che la Tav porterà nuovo lavoro. E poi c’è il Patto di Mutuo Soccorso. Avanti, c’è posto per tutti: ci vediamo a Susa.

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