Il presidio di Borgone

Dopo l'incendio doloso che ha distrutto il presidio di Borgone, la notte tra sabato e domenica scorsi, Carta lancia una campagna di sottoscrizione solidale con i No Tav valsusini: per riscostruire il presidio più bello di prima

Non ho idea di quanto costi un prefabbricato di legno, di quelli adatti per la montagna e che vengono adoperati per alloggiare i terremotati più fortunati [gli altri vanno nei container di metallo]. So che sarebbe un bel segnale, a noi stessi e a tutti quanti, se una grande sottoscrizione riuscisse a raccogliere i fondi sufficienti a collocarne uno a Borgone Susa, dove fino a sabato notte esisteva una casetta di legno in gran parte autocostruita fin dal 2005, dai giorni della precedente ondata di sondaggi o carotaggi [per meglio dire tentativi di sondaggi] preliminari alla costruzione del mitico tunnel da 50 chilometri dell’Alta velocità ferroviaria. Quella volta, le truppe dello «sviluppo», che avevano aggredito di notte il presidio di Venaus, su in cima alla valle, furono respinte con perdite [politiche e culturali], ciò che del resto sta accadendo anche in queste settimane. Però l’aggressione notturna non poteva mancare: non poliziotti amanti del manganello, questa volta, ma «Sì Tav» vigliacconi che nel buio accendono micce per incendiare, così che il presidio di Borgone è andato completamente in fumo.
A me, che a Borgone sono stato più volte, la notizia ha fatto l’effetto di un insulto, un’invasione dentro casa mia, anzi nostra, l’effetto estremo della violenza verbale e dell’intolleranza sostanziale con cui vengono trattati i cittadini in questo paese. Non solo i cittadini che, come in Val di Susa, si organizzano per far valere il loro diritto a decidere sui luoghi in cui vivono, ma i cittadini in generale, ne siano consapevoli o meno. E’ per questo che Carta sostiene che «clandestino» non è una definizione che riguarda solo i migranti senza documenti, ma tutti noi. Tant’è vero che la signora Bresso, o Chiamparino o un altro dei boss del Pd piemontese, hanno argomentato in questo modo: c’erano decine di migliaia di persone, a Susa, sabato, contro la Tav? Chi se ne frega: sono comunque una minoranza,dato che la maggioranza sono gli italiani che votano per noi, o per Berlusconi, che fa lo stesso [ai fini della Tav e su quasi tutto il resto]. Si è visto in Puglia, nelle primarie vinte trionfalmente da Nichi Vendola, quanto questo modo di ragionare, o di comandare, sia profondamente malato.
Perché poi la realtà – la società e la politica reale – sono fatte di persone come quelle che facevano vivere il presidio di Borgone, quelle che negli anni l’avevano accudito con amore, messo un tetto vero, le finestre con i vetri e le tendine, e un grande tavolo per i pranzi, la stufa a legna e la cucina, il patio esterno per la bella stagione, la polenta e il brasato e i formaggi che ciascuno procurava e cucinava. Io mi sentivo a casa, lì, come tanta altra gente. Lo stesso sentimento che mi capita di provare quando vado a trovare i No Dal Molin di Vicenza, al loro presidio, o in decine di altri luoghi come quelli. Che sono, secondo me, il germe di un’altra politica, dove conta capirsi, stare insieme, anche volersi bene, e si è uniti da uno scopo e da un modo di perseguirlo, e attorno a quello scopo si ragiona per capire fino in fondo cosa significa, quali nessi ci sono con gli altri ambiti dell’esistenza individuale e collettiva, e infine tutto questo diventa uno stile di vita, si organizza un gruppo d’acquisto solidale che mette in pratica un’altra idea del territorio o una lista di cittadinanza che non preveda i partiti e il loro modo di fare verticale e strumentale, ecc. Ed è questo un fenomeno molto vasto, perché la delusione per una politica sorda, cieca e reazionaria [nel senso proprio: lo «sviluppo» del secolo scorso usato come un bastone sulla testa dei cittadini] si tramuta in ricerca, in altri modi di decidere insieme, appunto in una nuova politica.
Perciò è molto importante, simbolicamente e praticamente, fare del presidio di Borgone la nostra nuova casa: un bel prefabbricato di legno con il camino che fuma e promette buone cose da mangiare e buone chiacchiere attorno al cibo. Ciascuno metta mano al borsellino: sono euro molto ben spesi.

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