Dalla Rete Lilliput solidarietà alla Val di Susa

Dalla Rete Lilliput: "Ciò che sta avvenendo in Val Susa ci ha colpiti profondamente e non solo perché molti lillipuziani sono da tempo impegnati su questo tema (Torino e Valsangone), ma perché molti sono gli aspetti di questa vicenda che ci coinvolgono come rete.

La Val Susa nella sua resistenza al progetto Tav, ormai ultradecennale, ha scelto la strada della nonviolenza, del dialogo, delle istituzioni.

Ha dato vita a forma di democrazia partecipativa dal basso, interessando e coinvolgendo tutti i cittadini, sicché la lotta di oggi non è solo di una parte (sindaci o agricoltori o studenti o casalinghe) ma veramente di TUTTA la popolazione che è informata, consapevole, organizzata, compatta e solidale, realizzando quello che vorremmo fosse un obiettivo consolidato della futura democrazia occidentale che dovremmo imparare a migliorare a casa nostra (prima di esportare a suon di morte).

In risposta a questo atteggiamento, i cittadini italiani assistono, sulle vicende della Val Susa, all’ottusità dei politici, all’informazione di massa distorta e incompleta, alla militarizzazione del territorio, ad azioni di forza da parte della polizia, ingiustificate, inutili ed inaccettabili.

E’ così che l’Unione europea ed il governo italiano dovranno imporre le grandi opere?
Alle istituzioni e ai politici di destra e di sinistra vogliamo dire che non è possibile aprire un dialogo serio e proficuo partendo dal presupposto che comunque la decisione finale è già presa e non verrà modificata: questo non è confronto, ricerca di consenso.

Le soluzioni condivise, e perciò accettate e sostenute, vanno prese insieme, ascoltando e comprendendo le ragioni di tutte le parti; diversamente è voler imporre il proprio punto di vista con le buone, se possibile, ma senza escludere le cattive maniere per indurre alla ragione i ‘ribelli’.

Eppure vogliamo ancora credere di vivere in uno Stato di diritto, con un popolo che è sovrano e una Costituzione che ne garantisce i diritti, anche quello a dissentire, spesso espressione di grande interesse e senso di responsabilità.
Diritto che non può essere negato neppure quando si vanno a mettere in discussione i forti interessi economici delle aziende – influenti politicamente – coinvolte in un’opera così costosa, e le – scarse – ricadute positive per la collettività.
La resistenza della Val Susa è difesa del territorio, salvaguardia dell’ambiente, tutela di un patrimonio già più e più volte leso in nome di quel progresso e di quello “sviluppo” che non soddisfa le reali esigenze delle persone, ma che sembra sempre più garantire diritti e privilegi di pochi lasciando drammatici “conti in sospeso” per i più, per le generazioni attuali e future.

Le opere per l’Alta Velocità sono parte integrante di questo sistema di sviluppo, che non riesce a conciliare la sostenibilità del territorio con la soddisfazione dei bisogni primari delle popolazioni che dice di voler tutelare. Forse è arrivato il momento di interrogarci veramente su quale sviluppo e per quale modello mondiale stiamo progettando il nostro futuro.
Auspichiamo che le istituzioni di governo, nazionale e locale, vogliano finalmente aprire un dialogo sincero e aperto con i cittadini e che questo avvenga in un contesto libero dal controllo militare e dagli interessi economici di parte.
Ai valsusini vogliamo dire che come lillpuziani ci impegniamo a concretizzare la nostra compartecipazione promuovendo una giusta informazione, organizzando nelle città italiane incontri di approfondimento, presidi di solidarietà, partecipando attivamente, alle iniziative da voi proposte.

Vogliamo essere con voi in questa profondamente legittima, pacifica e partecipata resistenza".

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