Tav: la procura fiorentina chiede il rinvio a giudizio per la scomparsa dei corsi d'acqua nel Mugello

Comunicato stampa di Legambiente Mugello sul rinvio a giudizio in seguito ai danni ambientali causati dalla TAV nell’area del Mugello.

Comunicato stampa di Legambiente Mugello- Responsabile Piera Ballabio www.legambientemugello.it e-mail: legambientemugello@yahoo.it

I Pubblici Ministeri Giulio Monferini e Gianni Tei hanno hanno chiesto il rinvio a giudizio per 63 imputati in particolare per
- Danno ai corsi d’acqua superficiali per pregiudizio alla qualità delle acque e dei luoghi mediante scarichi fuori tabella o non autorizzati, immissioni diffuse di fanghi, diffusione nell’ambiente di sostanze ecotossiche (idrocarburi), perdite di oli idraulici dei macchinari impiegati negli scavi, perdite di combustibile o carburante, rilasci di sostanze impiegate come disarmanti (idrocarburi, cloroparaffine, alchibenzeni), soppressione dell’alveo per ricopertura con scarichi di risulta e depositi di smarino.

Tale condotta ha causato una grave perdita di potabilità e qualità delle acque con una sostanziale compromissione ed alterazione della vita vegetale e animale, alterando altresì con accumuli di fango l’ecosistema dei luoghi.
I corsi d’acqua danneggiati sono 24 ricordiamo i principali:

  • Diaterna, Rovigo, Veccione (il torrente di Moscheta) e Santerno a Firenzuola
  • Bagnone, Bagnoncino, Mandrio tra Luco e Scarperia (lato sud galleria di Firenzuola)
  • Carza, Carlone, Cardetole tra San Piero e Vaglia (lato nord della galleria di Vaglia)

Danno alle fonti idriche superficiali e sotterranee per depauperamento della portata o prosciugamento o essicamento, pregiudicandone così anche in modo irreversibile il loro utilizzo sia in relazione all’approvvigionamento idrico di acque potabili, sia in relazione ad ogni altro uso antropico, sia economico che di svago: complessivamente per aver drenato e disperso dall’inizio dei lavori la somma complessiva di non meno di 44.933 milioni di metri cubi nel territorio della Comunità Montana del Mugello.

La Procura individua come comportamento colpevole

  • l’aver avviato i lavori della TAV in assenza di più approfondite valutazioni geologiche utili ad accertare le caratteristiche di ogni singolo tratto del tracciato ed il conseguente impatto idrogeologico
  • aver proseguito i lavori senza aver definito nuovi e più dettagliati studi sebbene richiesti dagli enti territoriali locali
  • aver eseguito il lavori di scavo con drenaggio incontrollato anziché con drenaggio controllato laddove possibile o impermeabilizzazione
  • aver proseguito i lavori nonostante già dal 16.9.98 fosse evidente che le previsioni di impatto idogeologico non erano idonee (interazioni superiori ai 300 mt di distanza dall’asse della galleria, considerata dagli studi fascia di possibile impatto)
  • aver omesso di sospendere i lavori prendendo atto delle intercettazioni e predisponendo codici di scavo atti a prevenire o limitare le venute d’acqua
  • aver omesso di monitorare adeguatamente alvei, sorgenti, pozzi e piezometri e per non aver inviato i dati relativi alle autorità competenti sino almeno al febbraio 2002 al fine di conoscere, prevenire, evitare, ridurre o mitigare intercettazioni e dispersioni di acqua
  • per non aver adottato cautele e precauzioni per il mantenimento del deflusso minimo vitale di cui alla legge 183/1989 nei corsi d’acqua
  • per aver provocato la venuta d’acqua nella galleria di Marzano nel marzo 2000 imponendo al Sindaco di Borgo S.L. l’ordinanza di blocco dei lavori, nonostante il pericolo fosse noto perché segnalato da ARPAT e OAL (la venuta d’acqua causò l’essicazione delle sorgenti di Casa d’Erci, dell’acquedotto di Luco, Grezzano, della sorgenti Frassineta e la Rocca)
  • per non aver rispettato il Protocollo procedurale in relazione alla venuta d’acqua di 50 l/s nella galleria di Marzano in data 27.6.02
  • con l’aggravante di aver commesso il fatto su acque pubbliche destinate per loro natura a pubblico servizio e per aver agito in più di cinque persone.

Le informazioni sopra riportate sono state tratte dal decreto di fissazione dell’udienza preliminare stabilita per il 23 febbraio 2004, fatto pubblicare su tre pagine dei quotidiani La Nazione e La Repubblica dal Giudice per le Indagini Preliminari.
Il decreto ovviamente riporta i nomi dei 63 imputati tra cui 16 tecnici di Cavet e numerosi titolari di imprese legate ai lavori TAV: le ditte Berti Sisto, Brenzone, Cardetole, Italstrade, Betonval, Unicalcestruzzi, Polidori Strade, Poli, Ravanelli, Ventrudo.
Il decreto riporta altresì l’elenco delle persone offese già individuate, disponendo che la notifica alle stesse avvenga appunto tramite pubblico annuncio.
Tra le persone offese ci sono cittadini e agricoltori di Luco, Grezzano, Vaglia, Firenzuola, San Piero, Scarperia., Sesto Fiorentino.

Da un articolo del Manifesto del 24 febbraio 2004 a firma di Sara Menafra si apprendono alcuni dati significativi su questa tratta toscana della TAV che vanno ricordati.

Sui 79 chilometri di percorso di questa tratta che procurò i danni denunciati 73 sono in galleria ma permetteranno in realtà di risparmiare appena 22 minuti rispetto al percorso precedente della ferrovia. Uno studente del Professor Carlo Leon, specialista in quantificazione di danni ambientali (il Professore realizzò i calcoli sui danni ambientali del Petrolchimico a Marghera) realizzò una tesi di laurea in cui si stimarono i danni per il Mugello causati da quest’opera in “8 miliardi di euro stimati per difetto”. Paolo Paolucci, questo il nome dello studente, che giunse a tale risultato basandosi sulla valutazione del valore dei 24 corsi d’acqua danneggiati e prosciugati nei 60 chilometri quadrati di territorio del Mugello considerati. L’articolo evidenzia inoltre che “Il processo in corso si pronuncerà anche sull’altro troncone d’inchiesta (…)dedicato ai materiali di risulta stoccati abusivamente in normali discariche. Subito dopo il sequestro delle gallerie del Mugello il ministro Lunardi scrisse una legge che trasformava fanghi e smerino inquinati dagli olii in rifiuti”non contaminati" in barba alle direttive europee ed alle leggi precedenti".

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