Nonviolenza e unità

Sabato saremo a Torino a manifestare contro la Tav in Val di Susa.
Lo faremo partecipando alle due iniziative che sono previste per quella giornata. Un corteo che confluirà nella più grande Festa organizzata dal coordinamento dei Sindaci al parco della Pellerina, a cui parteciperanno Dario Fo, Beppe Grillo, Marco Paolini, ecc.

Due manifestazioni tra loro intrecciate che ci parlano di un travaglio vero del movimento; noi partecipiamo come partito con due grandi punti di riferimento: la ricerca dell’unità e una pratica di lotta integralmente non violenta.
Il travaglio del movimento deriva paradossalmente dalla sua prima vittoria.

Fino alla scorsa settimana il governo ha affrontato il problema della Tav come un problema di occupazione militare delle aree su cui far cominciare i lavori. Le popolazioni della Val di Susa sono state fino a ieri considerate “nemiche” da un governo che si è posto il problema di occupare militarmente il territorio. Questa linea politica è fallita, resa impraticabile, in uno stato democratico, dalla resistenza della popolazione della Valle, che ha fisicamente “tenuto” il territorio. Il governo ha così cambiato linea e adottato la strada della trattativa.

Si badi, il governo non ha modificato l’obiettivo; oggi come ieri vuole realizzare l’alta velocità. Ha però cambiato la strada attraverso cui perseguire questo obiettivo, anche in considerazione della necessità di tenere le Olimpiadi di febbraio.
Di fronte a questo cambio di linea del governo, il movimento non ha avuto alcun tentennamento sui contenuti: i sindaci della Valle di Susa non hanno firmato il protocollo proposto sabato dal governo e Palazzo Chigi e tutto il movimento continua a non accettare alcuno scambio: il No all’alta velocità senza se e senza ma è la linea di tutti. Si è invece originata una diversità di valutazioni su come muoversi nel nuovo contesto e da questo ne è scaturita una discussione articolata sulle forme di lotta da attuare sabato prossimo.

Noi parteciperemo ad entrambe le iniziative messe in campo nella città di Torino, con una precisa linea politica, tesa in primo luogo a ricostruire le ragioni dell’unità del movimento. La fase nuova che si è aperta vede come punti centrali la costruzione del consenso attorno alle ragioni della valle di Susa. Per questo è necessario progettare iniziative in tutta Italia, aprire una vera e propria offensiva dipolomatica sul fronte europeo e rafforzare la visibilità delle proposte alternative all’alta velocità che sono state presentate dal movimento. Passare dalla tenuta del territorio alla costruzione del consenso nel Paese, aprendo contraddizioni nell’Unione, è il primo punto su cui lavorare. Prendere tempo e utilizzarlo per allargare il consenso.

Questo passaggio è possibile nella misura in cui il movimento si caratterizza come completamente e totalmente nonviolento.

Le ragioni della popolazione della Valle si scontrano con i poteri forti e con un arco di posizioni politiche più ampie della stessa maggioranza parlamentare. Si tratta quindi di una lotta difficile in cui la pratica nonviolenta è la condizione essenziale per l’efficacia dell’iniziativa politica. Solo la nonviolenza può da un lato comunicare i contenuti della lotta e dall’altro garantirne il suo connotato effettivamente di massa. In terzo luogo questa lotta pone la necessità di un salto di qualità per tutto il movimento no global. E’ del tutto evidente che la lotta della Val di Susa è nei fatti una lotta contro gli effetti della globalizzazione liberista. I convincimenti, le culture, le tradizioni di quella popolazione, di quella comunità territoriale, non corrispondono però allo stereotipo del militante no global. La Val di Susa è no global a modo suo, nella sua forma particolare e con le sue contraddizioni, come è normale che sia. Questa fatto chiede rispetto e chiede, a tutte le forze che in questi anni hanno operato nel movimento altermondialista, una capacità di dialogo nella costruzione di un movimento in cui le diversità sono un dato costitutivo.

La lotta della Val di Susa pone nuovamente – dopo Genova – la possibilità di costruire un movimento su basi di massa, dopo un periodo in cui la dialettica tra le organizzazioni e tra personaggi ha preso il sopravvento. Per questo la lotta contro la Tav in Val di Susa deve essere guidata dalla popolazione della Val di Susa, dai Sindaci, dai comitati, dalle assemblee di massa della popolazione. Tutti siamo stati solidali con la lotta degli operai di Melfi ma giustamente loro hanno diretto la lotta e hanno deciso sui passaggi della stessa. Dobbiamo fare la stessa cosa anche in Val di Susa. I contenuti come le forme di lotta su cui proseguire la mobilitazione contro l’alta velocità devono essere decise dalla popolazione locale. Questa è la grande sfida che abbiamo davanti nei prossimi mesi e di cui l’articolata giornata di mobilitazione del 17 è un punto di passaggio. Facciamolo riuscire al meglio con una partecipazione di massa.

Paolo Ferrero, segreteria nazionale P.R.C.

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