Ramadan. In duemila a Milano dovranno pregare sul marciapiede

Sta per iniziare il Ramadan e i duemila fedeli della Casa della cultura islamica di via Padova dovranno pregare sul marciapiede. Il Comune, a fine luglio, ha infatti deciso di non affittare più le tre palestre (in via Cambini, via Murat e via Iseo; ndr) che venivano usate per la preghiera del venerdì . “Verso la fine di agosto mi hanno offerto la tensostruttura al Palalido per 1.500 euro ogni venerdì–racconta Asfa Mahmoud, direttore della Casa–. Abbiamo accettato, ma ieri pomeriggio mi hanno avvisato che non è più disponibile”. La sede della Casa della cultura islamica è all’interno del cortile di un condominio. “Qui al massimo possono pregare 300 persone–aggiunge Asfa Mahmoud-. Senza le palestre, non sappiamo dove mettere la gente. E non posso negare a un fedele di venire in moschea. Hanno diritto di pregare, è un diritto sancito dalla Costituzione italiana”. Durante il Ramadan (che inizia domani o dopodomani, dipende da quando sarà visibile la luna nuova; ndr), il numero di fedeli che si recano alla Casa della Cultura islamica aumenta. “Ci sarà gente che pregherà sul marciapiede”, annuncia preoccupato Asfa Mahmoud.

C’è rabbia e delusione alla Casa della cultura islamica. “Fin dal 1996 abbiamo preso in affitto le palestre, pagando per ciascuna circa 200 euro ogni venerdì–sottolinea Asfa Mahomoud-. Senza alcun preavviso il 31 luglio ci è arrivata una lettera da Milanosport (la società per azioni del Comune che gestisce gli impianti sportivi; ndr) che, con una sola riga, ci informava che le palestre non sono più disponibili”. Le ragioni, secondo Afa Mamhoud, sono di natura politica. “C’è un pregiudizio nei nostri confronti, il Comune non vuole riconoscerci un diritto. Ho scritto all’assessore ai servizi sociali Mariolina Moioli, ma non ho ancora ricevuto una risposta”. Nel mese di agosto la preghiera del venerdì si è svolta nel campo sportivo della vicina parrocchia di San Giovanni Crisostomo. “È da anni che ci ospitano in estate, quando le palestre chiudono–aggiunge Asfa Mamhoud-. Ora però non sappiamo più dove andare”.

Il no all’uso delle palestre e della tensostruttura è solo l’ultimo capitolo di un anno difficile nei rapporti fra il Comune e la Casa della Cultura islamica. Il 27 febbraio scorso la Commissione edilizia ha espresso un parere negativo sul progetto di una nuova Casa della Cultura che dovrebbe sorgere in fondo a via Padova. “Con le offerte dei fedeli abbiamo acquistato il terreno e il vecchio edificio–sottolinea Asfa Mahmoud-. Il progetto prevede la costruzione di una nuova struttura, attaccata a quella vecchia. Secondo il Comune la nuova costruzione di tre piani deturperebbe la zona”. Nella nuova Casa della cultura troverebbero posto un’ampia sala per la preghiera, una biblioteca, una sala mostra e aule per corsi di arabo, italiano. “Tutti servizi aperti alla città–aggiunge Asfa Mamhoud-. Inoltre potremmo svolgere lì le nostre attività a favore dei poveri”. A fine settembre la Casa della cultura islamica ripresenterà il progetto con le varianti chieste dal Comune. “Guardi, io sono un architetto laureato al politecnico di Milano–commenta Asfa Mahmoud-. Le ragioni con le quali ci hanno bocciato il primo progetto erano pretestuose. Se il clima politico rimane lo stesso, troveranno qualche altro motivo per negarci il permesso di costruire”.

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