Ne hanno già scritto molto bene, sul manifesto, Alessandro Dal Lago prima e Guglielmo Ragozzino poi, quindi c’è poco da aggiungere. Ci sarebbe da fare, piuttosto. Solo la nostra assuefazione al cinismo di coloro che prendono decisioni in nome di noi tutti, si chiamano ministri, può spiegare come mai si assista senza sostanzialmente fare niente a una vicenda letteralmente incredibile come quella della Cap Anamur. In due parole: la nave trova dei naufraghi su un gommone in alto mare; questi profughi sono africani, parte di loro proviene da una delle guerre di sterminio peggiori del pianeta, e gli altri dalla miseria intollerabile di altri paesi; questi naufraghi inducono il governo italiano, e quello tedesco, e anche quello maltese, a chiudere le frontiere marittime; la cosa si trascina per venti giorni, finché il capitano della nave non decide di approdare comunque; al loro arrivo, i naufraghi-profughi, definiti “clandestini”, vengono rinchiusi in un lager per migranti, e chi li ha tratti in salvo, definito “favoreggiatore dell’immigrazione clandestina”, viene arrestato.
Parrebbe una storia irreale, dopo tanto spreco di parole sui “valori dell’occidente”, e invece è proprio per quel che è accaduto. Ora, noi sosteniamo da sempre che il “movimento”, cioè la società che si riorganizza, è molecolare, diffusa e a rete, eccetera, cioè non è un partito che mobilita i suoi militanti. Però ci sono alcuni momenti in cui quella quantità variopinta di persone deve sapersi mobilitare tutta insieme. E lo ha fatto: a Genova, per esempio, contro la guerra in Iraq, e in molte altre occasioni. In questo caso, i governi europei hanno voluto creare un precedente, sfidando il senso di umanità, il buonsenso e le loro stesse leggi: in fin dei conti, un uomo di pelle nera, raccolto in mare, che richiede asilo, è un rifugiato fino a prova contraria, non un “clandestino” per definizione. La infinita vicenda delle migrazioni conosce, in questo caso, un punto di svolta. Dopo la Cap Anamur, tutto sarà più difficile, e il diritto d’asilo sarà praticamente cancellato, qualsiasi legge il parlamento voti in questi giorni.
La drammaticità di questo problema lo hanno inteso immediatamente gli antirazzisti della Sicilia, alcuni parlamentari, i missionari comboniani, alcune associazioni, come l’Ics, che si agitano attorno al diritto d’asilo da moltissimi anni. Ma non si può dire che il “movimento”, nel suo insieme, abbia reagito come, per esempio, ha fatto la Rete antirazzista di Venezia, che è andata a protestare davanti alla prefettura.
Va bene, siamo stanchi, le vacanze sono in arrivo e le amministrative ci hanno esaurito. E poi non ne possiamo più di Fini, Follini e Berlusconi. Ma se ciascuno, come sempre, facesse un piccolo gesto, trutti insieme faremmo qualcosa di rilevante. Carta, di suo, ha fatto una copertina. Meglio che niente.
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