Allarme in mare

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Questo editoriale è stato pubblicato giovedì 8 luglio dal manifesto.
Si sa che nel mondo politico e in quello dei media, che si assomigliano molto, le apparenze non coincidono quasi mai con la realtà. Consideriamo alcuni fatti recenti. Il Presidente Ciampi assegna una medaglia d’oro alle città di Lampedusa e Linosa, nonché alla bandiera della capitaneria di porto, per la «solidarietà» con cui hanno affrontato «l’ondata di sbarchi clandestini di cittadini extracomunitari» (sic!). Se ne deduce che l’Italia, Presidente in testa, spicca per l’abnegazione con cui accoglie, rifocilla e accudisce tutti questi stranieri che si abbattono come un cataclisma sulle sue coste.

Ma ecco il secondo fatto: nello stesso momento, la nave «Cap Anamur» con una cinquantina di persone a bordo (37 profughi sudanesi e una decina di membri dell’equipaggio) è bloccata, al limite delle acque territoriali italiane, dalla nostra marina, che le impedisce di far sbarcare i profughi. Infine: il ministro Pisanu, d’accordo con il suo collega tedesco, informa il parlamento che la questione non riguarda l’Italia o la Germania, ma Malta, che la «Cap Anamur» avrebbe «sfiorato» nel suo tragitto. Da parte sua, l’indimenticabile sottosegretario Boniver, di ritorno–guarda un po’–dal Sudan, non sembra granché interessata alla faccenda.

Riassumiamo: l’Italia, governata dal centrodestra, non ha alcuna intenzione di accogliere trentasette profughi di un paese investito da una catastrofe umanitaria. Quanto alla Germania (governo rossoverde), idem. Anzi, si disinteressa di una nave battente bandiera tedesca, a cui è vietato l’accesso in Italia, paese confratello e comunitario, solo perché ha a bordo dei profughi. Di conseguenza, la patata bollente va girata a Malta che, anche se di fresca adesione comunitaria, è un paese troppo piccolo per dire di no ai due potenti stati europei. Bene, bis, vien voglia di gridare davanti a questo caso clamoroso di ipocrisia, imbarazzo e sindrome da fortezza Europa assediata (da trentasette profughi).

Si capisce benissimo che gli Europei non vogliono creare un precedente. Infatti, 37 profughi sudanesi non corrispondono esattamente allo stereotipo dei subdoli clandestini islamici che, secondo i nostri solerti servizi segreti, sarebbero importati da qualche mafia per destabilizzarci. Questi sudanesi, se ammessi come profughi, non potrebbero essere internati in un Cpt ma, appunto, accolti. E qui sta proprio il problema. L’Europa, di centrodestra o di centrosinistra, non vuole avere a che fare con esseri umani che non rientrano nella categoria degli stranieri pericolosi. Perché, parliamoci chiaro, filtri, barriere, controlli, Cpt e simili permettono di trattare gli stranieri come esseri sub-umani che, una volta ammessi, possono essere tenuti in condizioni di servitù nelle nostre fabbrichette, nei cantieri o nell’agricoltura stagionale (e se protestano, li cacciamo). Ma i profughi, no, non hanno colpe specifiche o presunte, e quindi ci costringerebbero a essere umani, generosi, accoglienti (come vorrebbe la medaglia presidenziale…). E quindi ecco la soluzione, di centro destra e di centrosinistra. I profughi non esistono solo perché, si dice, sono passati dalle parti di Malta.

E invece no. Il problema dell’asilo esiste ed esisterà sempre di più, nel mondo devastato intorno a noi. Il Mediterraneo sarà solcato da nuove carrette di profughi. L’Europa dei banchieri e dei burocrati, che in pochi anni si stenderà da Finisterre a Kiev, con i suoi trecento milioni di abitanti, dovrà spiegare al mondo perché non accetta poche centinaia, o migliaia o decine di migliaia di esseri umani. Perché si fa coinvolgere nelle guerre imperiali, con le sue truppe e i suoi risibili governatori coloniali, ma chiude gli occhi davanti agli effetti delle sue politiche commerciali, economiche ed egemoniche.

Dunque, la «Cap Anamur» è un simbolo, un sintomo, un campanello d’allarme. Come la sua vicenda finirà ci dirà moltissimo sull’Unione di cui siamo cittadini. E sulla visione del mondo, la sensibilità sociale e la fantasia politica di quelli che, alla finestra, assistono alle convulsioni del governo di Berlusconi, Bossi e Fini. Desidereremmo che la vicenda della «Cap Anamur» (trentasette profughi, ma insomma…) risvegliasse l’opposizione dalle sue fissazioni parlamentari, elettorali e governative. Che la voce dell’umanità non si limitasse solo a pochi benemeriti parlamentari, volontari dei diritti umani o associazioni. Che l’opposizione incalzi il governo e, per un momento, la smetta di pensare solo a Follini e al futuro «grande centro». Restiamo in attesa.

Tags assegnati a questo articolo: globalizzazione, migranti, intercultura, migranti

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