Civiltà alla deriva

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Pubblichiamo l’appello del Tavolo dei migranti dei social forum dalla Cap Anamur, la nave bloccata al largo di Agrigento
Da giovedì mattina, primo luglio, la nostra nave incrocia 15 miglia davanti a Porto Empedocle in Sicilia. Noi insistiamo a voler entrare nel porto così come avevamo progettato ed eravamo anche stati autorizzati a fare. Finora le autorità non ci hanno comunicato perché venga negata l’autorizzazione che ci era stata originariamente concessa.
Il confronto con diverse forze armate dello Stato italiano è grottesco e mira evidentemente a gettare nell’ansia se non nel terrore il nostro equipaggio e i passeggeri a bordo. Protestiamo contro questo trattamento.

I naufraghi che abbiamo salvato non sono “clandestini”, non avendo ancora oltrepassato le frontiere europee. Conformemente agli ordini e in ossequio ai precetti del diritto internazionale, così come della prassi abituale, noi abbiamo immediatamente comunicato la lista di tutte le persone a bordo. Tutto questo non può in alcun caso essere interpretato come"tentativo di entrata illegale". Non abbiamo intenzione di scontrarci con il governo italiano o di fare pressione su chicchessia. Chiediamo semplicemente il diritto di entrare a Porto Empedocle, perché la situazione a bordo diviene sempre più difficile. E’ certo che coloro che ci impediscono di portare i naufraghi in un porto sicuro, sono anche pienamente responsabili delle conseguenze.

Non ci lasceremo dirottare in un altro porto. Abbiamo 37 naufraghi a bordo e non siamo perciò nella condizione di metterci a giocare con le autorità.
Deve essere trovata una soluzione adeguata agli standard internazionali dei diritti dell’uomo e sulla base dei principi umanitari. La domanda su come debba essere trattata una simile situazione deve trovare risposta sul piano dell’Unione europea: è la politica dell’Unione europea, condotta violentemente dalla guardia costiera, dalla marina e dalla guardia di
finanza italiane, che ci impedisce di aiutare altre persone in condizione di bisogno.
Facciamo appello a tutti gli europei, e soprattutto ai cittadini e alle cittadine italiane, affinché rendano chiaro che una simile politica non viene condotta in loro nome.
Noi continueremo a salvare tutte le vite umane che possiamo. Lo facciamo perché non vogliamo che la morte di centinaia, forse migliaia di persone venga considerata come un “caso normale” europeo.
Come organizzazione umanitaria indipendente, dobbiamo continuare nella nostra opera di salvataggio perché altrimenti nessuno lo fa.
Chiediamo alle donne e agli uomini d’Europa di farsi carico di questa situazione.

Tags assegnati a questo articolo: migranti, globalizzazione, intercultura, migranti

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