Il Dna di Sarkozy

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Fin dalla rivoluzione francese, la cittadinanza non è basata sul sangue, in Francia, ed è vietato dalla legge basare qualunque diritto su elementi biologici. Con l’emendamento Mariani [senatore della destra, ndr.] alla legge sull’immigrazione, grazie al quale il ricongiungimento familiare dei migranti si fonderà sull’esame del Dna, si sceglie quindi di introdurre un elemento di «biologizzazione» della politica.
Va ricordato che l’emendamento sulla verifica del Dna sui candidati al ricongiungimento familiare fa parte di una più ampia offensiva del governo, che mira a restringere le possibilità di immigrazione. Nicolas Sarkozy, il presidente, e Brice Hortefeux, il suo ministro dell’immigrazione e dell’«identità nazionale», vogliono attuare una politica di cosiddetta «immigrazione scelta», ovvero selezionare gli aspiranti migranti in funzione delle loro competenze professionali, intellettuali, culturali, e farne il principale canale di immigrazione. Non è un fatto nuovo. Dopo la seconda guerra mondiale, gli imprenditori francesi andavano nel Maghreb, nell’Africa subsahariana o in Italia, e organizzavano «visite mediche» per controllare lo stato di salute della manodopera e così selezionarla. Si sceglievano i lavoratori come si sceglie il bestiame. Oggi le competenze richieste non sono esattamente le stesse. Ma l’Europa ha sempre bisogno di almeno 20 milioni di migranti per garantire l’equilibrio delle economie nazionali.
Con il test del Dna è caduto il tabù del criterio biologico, che vigeva dal nazismo. Non è una particolarità francese, ovunque in Europa assistiamo a un ritorno di politiche della «razza» e della biologizzazione delle politiche securitarie e dell’immigrazione.

Tags assegnati a questo articolo: democrazia, intercultura, migranti, globalizzazione

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