«Uno dei più grandi luoghi di detenzione del continente»: grazie alla presenza del Centro di permanenza temporanea il paese di Gradisca d‘Isonzo–per altro piacevolissimo borgo di seimila abitanti, in provincia di Gorizia–si è guadagnato in tutta Europa una triste fama.
E in paese, secondo i militanti dell’Osservatorio sul Cpt, «esiste un sentimento diffuso di contrarietà e opposizione a quel lager, sentimento che con il tempo si è trasformato in disgusto, per tutto quello che succede dentro e intorno a quel non-luogo». Per dare voce a questa diffusa contrarietà l’Osservatorio «rilancia una battaglia forte e più ampia per una ‘umanizzazione’ del nostro territorio e la definitiva chiusura del Cpt». Questa sera l’Osservatorio ha promosso, presso la sala Bergamas, un dibattito con personalità di rilievo del mondo della cultura, dell’attivismo sociale e della giurisprudenza tra cui don Luigi Ciotti del gruppo Abele, mentre sabato 1 dicembre, in concomitanza con la giornata di mobilitazione delle reti nazionali migranti e antirazziste, è stato indetto un presidio all’ingresso del Cpt in via Udine. «Rimaniamo convinti–scrivono gli attivisti dell’Osservatorio in un comunicato–che la battaglia contro i Cpt non sia conclusa né tanto meno abbia espresso fino in fondo i sentimenti di accoglienza e solidarietà che riteniamo fondanti delle nostre comunità».
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