Dopo la carota, il bastone. Non erano passate nemmeno 24 ore dal dibattito in Campidoglio sulla «sicurezza», in cui il sindaco Veltroni sembrava aver respinto le posizioni razziste della destra, ed ecco di nuovo un bel segnale bipartisan: ieri mattina, decine di mezzi della polizia municipale, accompagnati dagli operatori del Comune, hanno sgomberato un campo rom nella zona di Ponte Mammolo, a Roma, lo stesso che nel settembre scorso aveva subito un assalto squadrista a colpi di molotov. La polizia ha abbattuto settantadue baracche nell’insediamento sulla riva destra del fiume Aniene, all’altezza di via Furio Cicogna.
All’interno dell’accampamento, sono state identificate una sessantina di persone. Molte delle baracche sono state trovate vuote. Scontati gli applausi della destra, mugugni e silenzi dal centrosinistra capitolino. «Molto presto – ha detto Jean Leonard Toudi’, assessore comunale alla sicurezza e alle politiche giovanili – non saranno più necessarie le autorizzazioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza per intervenire nelle baraccopoli del centro di Roma». «Non si può continuare così – denuncia Claudio Graziano dell’Arci Roma – Questo sgombero è un segnale alla destra, non c’è nessuna politica per il superamento dei campi e una accoglienza vera. Lavoro nero e baraccopoli sono le facce della stessa medaglia».






