Biosgnerà ritagliare un po’ di articoli e mettere in archivio le videocassette dei talk show sul «pacchetto sicurezza». Solo così, quando un giorno qualcuno ci chiederà in cosa consistesse il declino della democrazia ai tempi del Partito democratico, potremo fargli comprendere il susseguirsi degli eventi.
Scorriamo alla moviola gli eventi degli ultimi mesi: parlano da soli. A maggio un rapporto della polizia avverte il parlamento: c’è un senso di insicurezza diffusa che non corrisponde alla realtà, visto che i reati sono in calo. Intanto, il quotidiano di riferimento del nascente Partito democratico pubblica in prima pagina una lettera di un lettore sedicente di centrosinistra, che suggerisce al sindaco di Roma [e leader in pectore del Pd] Walter Veltroni che «la sicurezza non è né di destra né di sinistra». Comincia una campagna allarmista, raccolta dal sindaco di Milano Letizia Moratti, che qualche mese prima era scesa in piazza «per la sicurezza» in una città affogata dalle speculazioni immobiliari e dalla precarietà. A Firenze si decide che i lavavetri sono come gli estorsori e i Sindaci Democratici di mezz’Italia annuiscono. A Roma si cominciano a sgomberare campi nomadi. Poi, il 31 ottobre, un fatto terribile: un cittadino romeno uccide una donna italiana. Il governo annuncia misure repressive, espulsioni di massa e carcerazione per i venditori ambulanti. Il decreto sulle espulsioni viola il diritto comunitario e il buon senso. Viene impugnato in Europa e smontato in parlamento. I sindaci veneti annunciano misure razziste. La sindaca di Milano promette che farà altrettanto. Il decreto pasticciato passa faticosamente al senato, poi approda alla camera. Il presidente della repubblica dice che non lo firmerà perché inapplicabile. Ieri il governo annuncia di abbandonare il decreto.
Tags assegnati a questo articolo: migranti, globalizzazione, intercultura






