Cinquecentomila minori sono costretti a lavorare, in Italia. I più colpiti sono i piccoli migranti di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, in un’aerea geografica con alto tasso di disoccupazione, con un solo genitore. Sono ottantamila. Lo rivela il nuovo rapporto di Ires Cgil e Save the children, intitolato «Minori al lavoro. Il caso dei minori migranti», presentato oggi a Roma.
L’obbiettivo è – spiega Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil – «attivare un monitoraggio sul tema, coordinato dall’Istat e finalizzato a superare l’incertezza sul dimensionamento del fenomeno. È anche previsto nella nuova edizione della Carta di impegni per promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile, che sarà varata nel 2008, a 10 anni dalla prima». Secondo Valerio Neri, direttore di Save the Children Italia, «sono emersi dei nodi cruciali relativi al lavoro minorile e allo sfruttamento del lavoro dei minori stranieri: la necessità dei ragazzi di contribuire all’economia familiare, la sovrapposizione che esiste tra lavoro minorile e lavoro nero, il considerare come lavorative attività illegali e la difficoltà di conciliare il lavoro con la scuola, ma anche con il tempo libero». Nel mondo, 165 milioni di giovani entrano prima dei quindici anni sul mercato del lavoro, 75 milioni vengono sfruttati e 8,4 milioni vivono in schiavitù.
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