«Tutti gli immigrati illegali» presenti in Libia saranno espulsi, «senza eccezione». E’ quanto ha annunciato il 16 gennaio il governo di Tripoli per mezzo di un comunicato stampa diffuso dall’agenzia Jana. Secondo una stima ufficiale, sarebbero due milioni i migranti sans papiers in Libia. Molti dei quali sono richiedenti asilo o rifugiati e provengono per lo più dal Corno d’Africa.
La reazione delle associazioni italiane non si è fatta aspettare. «Da anni l’Italia e la l’UE ‘corteggiano’ il dittatore libico–ha dichiarato Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci– per il ruolo di supporto che dovrebbe svolgere nella realizzazione delle politiche restrittive in materia di immigrazione. E, per non deludere le attese, la Libia decide una deportazione di massa senza precedenti nel recente passato. Si compie così una tragedia annunciata, frutto delle scelte di esternalizzazione delle frontiere decise dall’UE e dai suoi Stati membri. Scelte condivise dall’Italia e da questo Governo».
Per questo, l’Arci chiede al governo italiano di rendere noto il contenuto dell’accordo firmato il 29 dicembre e annullare tutti gli accordi stipulati con la Libia sull’immigrazioone. Oltre a intervenire per bloccare questa deportazione di massa e a ritirare la propria partecipazione dal programma Frontex. Un maggior monitoraggio del rispetto dei diritti umani in Libia sarebbe, secondo l’associazione, auspicabile.
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