«Una stagione all'inferno», il rapporto di Msf sui lavoratori stagionali

Dieci ore di lavoro al giorno, sotto pagati, senza contratto, senza assistenza sanitaria, nessuna sicurezza sul lavoro, cibo scarso e spesso di pessima qualità, alloggi precari, senza acqua, luce e gas, senza riscaldamento.
Siamo in Italia, dove ogni anno centinaia di migranti vengono impiegati come manodopera stagionale nei campi del sud Italia. Medici senza frontiere, impegnato sul luogo da giugno a novembre 2007, ha oggi presentato i risultati di un’indagine che ha svolto sulle condizioni di vita, di lavoro e di salute dei migranti impiegati nei campi di coltivazione e nelle serre. Il 90 percento del campione intervistato ha dichiarato di non possedere alcun contratto di lavoro, e dunque di non godere di alcuna tutela in termini di retribuzione, di infortuni sul luogo di lavoro e di previdenza sociale. La paga, quando e se arriva, raggiunge di media i 240 euro mensili per otto-dieci ore la giorno di lavoro. Il 73 per cento dei giovani arrivati in Italia in piena salute, al momento della visita di Msf, ha riscontrato una malattia cronica dovuta alle precarie condizioni di vita: malattie ostiomuscolari, per le lunghe ore di lavoro e le ore di riposo inadeguate, dermatologiche e respiratorie per l’esposizione agli agenti chimici utilizzati nell’agricoltura, malattie gastroenteriche, del cavo orale e infettive a causa della mancanza delle elementari condizion igieniche.

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