Migranti. La nuova direttiva velocizza le pratiche ma non è una risposta

In mancanza di una vera e propria riforma legislativa, la direttiva sui permessi di soggiorno firmata un paio di giorni fa da Giuliano Amato, si propone di «risolvere la questione dei ritardi nei rilasci e nei rinnovi». Attraverso l’utilizzo di rinforzi di personale e ore di lavoro straordinarie, assegnazioni di postazioni informatiche supplementari, ed evitando il passaggio per gli uffici postali, l’obiettivo per quanto ambizioso, è quello di restringere i tempi ed i costi a carico dei cittadini migranti. «Ciò che manca in Italia nelle politiche d’immigrazione, afferma Sergio Zulian, responsabile del sportello migranti di Treviso, è la mancanza di volontà di regolarizzare l’immigrazione. Le norme per le assunzioni sono basate sul presupposto che i lavoratori siano assunti quando sono ancora nel loro paese d’origine, cosa che come tutti sanno non avviene. La rigidità nel rilascio di permessi e contratti dà spazi alle micromafie di guadagnare alti compensi sulle spalle dei lavoratori migranti». Lo stesso quotidiano veneto, la tribuna di Treviso, ha dato nei giorni scorsi largo spazio alla denuncia della Cisl del prezzo che i lavoratori stranieri devono pagare per ottenere i documenti necessari alla loro regolarizzazione dal datore di lavoro, che arrivano fino a seimila euro ciascuno.

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