Nel carosello elettorale non potevano mancare imprevisti che fanno indispettire candidati e segretari provvisori.
Questa volta però «imprevisti» sono stati i duecento bengalesi che a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, si sono recati alle urne per le primarie del Partito democratico, rappresentando il settanta percento del totale dei votanti di domenica scorsa. Un buon esempio di integrazione, e di partecipazione.
Subito è arrivata l’accusa dal segretario provvisorio e candidato alle primarie, Enrico Quarello, che ha interpretato il risultato come una strumentalizzazione della comunità bengalese a suo scapito. «Va bene cercare di integrare gli stranieri anche nei processi di elezione democratica, ma io non mi sono mai permesso di sollecitare un loro voto a favore della componente che mi sostiene», ha affermato. Insomma va bene far finta di integrarli, ma solo se le loro posizioni non sono decisive. Soprattutto se i voti si sono trasformati poi in eletti: dei cinque rappresentanti del circolo comunale, tre sono di origine bengalese.
«Hanno dimostrato di accogliere l’invito del Pd rivolto a tutti loro, nonostante alcune azioni di intimidazione in altri comuni che, nei giorni scorsi, avevano causato il ritiro di alcune candidature», ha affermato Giancarlo Vettori, esponente dell’area veltroniana.
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