La minaccia degli assessori del Comune di Milano è stata mantenuta: questa mattina alle sette le ruspe, scortate da decine di vigili urbani e poliziotti, si sono presentate nel campo rom della Bovisa, dove vivono 750 persone, e hanno cominciato a entrare in azione. Ma grazie all’opposizione fisica dei rom e all’intervento di alcune associazioni [Naga, Padri Somaschi, Caritas, Comunità di Sant’Egidio e altre] lo sgombero è stata bloccato. Si è deciso di far spostare una cinquantina di persone, da una parte periferica del campo a quella dove c’è il concentramento maggiore di persone; la parte liberata è stata ripulita dalle ruspe. L’area, dove mancano acqua e luce, in passato è stata sede della Montedison ed è da tempo in attesa di bonifica per l’alto contenuto di arsenico presente sottoterra; negli ultimi mesi è diventata una discarica. Le associazione hanno chiesto a Comune, Provincia e Regione un tavolo interistituzionale immediato per avviare un intervento umanitario. Secondo l’equipe di strada Segnavia dei padri Somaschi, a settembre c’erano solo un centinaio di rom; l’aumento è stato provocato dalla pulizia etnica imposta dall’amministrazione. Secondo il censimento dei vigili urbani del 26 febbraio ora vi abitano 750 persone, quasi tutte romene, di cui 280 bambini [una decina, grazie all’aiuto delle associazioni hanno potuto iscriversi in alcune scuole della zona]. Quelli dell’associazione Naga, che con il loro camper di medici volontari, visitano spesso la baraccopoli, hanno ricordato che nel campo ci sono famiglie che prima abitavano negli insediamenti di Chiaravalle, Bacula, Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo.
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