Il Brasile ha dichiarato guerra alla Spagna, una guerra a colpi di permessi e visti di frontiera. Dopo aver sopportato per lungo tempo la dura politica migratoria di Madrid, che solo a febbraio ha rifiutato l’entrata a 452 cittadini brasiliani, colpevoli di non possedere tutti i requisiti richiesti per entrare nella fortezza Europa, Brasilia ha detto basta. Appellandosi al principio di reciprocità, ha indurito a tal punto i controlli alla frontiera da rispedire al mittente una ventina di spagnoli in meno di una settimana. Perché? È chiaro: la mancanza dei requisiti richiesti per entrare in Brasile.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza brasiliana è stato il trattamento riservato dalle autorità aeroportuali di Barajas a due studenti diretti a Lisbona via Madrid: nonostante l’intervento dell’ambasciata, sono stati trattenuti in aeroporto per una settimana, per poi essere rimbarcati su un volo diretto in patria. Un episodio che ha scatenato le furie del ministero degli esteri brasiliano, che ha informato il suo ambasciatore in Spagna di fare arrivare alle autorità iberiche la nota di rammarico del cancillere Celso Amorim, per «il nuovo episodio che ha visto ancora una volta dei brasiliani vedersi negare il permesso di entrare in Spagna». Di qui l’avvertimento: «La cancilleria brasiliana sta studiando misure appropriate in risposta all’accaduto, includendo il possibile ricorso al principio di reciprocità». E così è stato.
A poco è valso il tentativo di Madrid di spiegare la propria posizione. «Non si è trattato di discriminazione, è che gli studenti brasiliani non erano in possesso di quanto richiesto dalle autorità europee», ossia un tot di denaro, una prenotazione in qualche hotel, il biglietto di ritorno e poco altro. Peccato che quel poco altro abbia poi sbarrato la strada a Janaína Agostinho, 27 anni, che aveva tutto e persino un fidanzato spagnolo che l’aspettava fuori dall’aeroporto. Niente da fare. Non aveva la Carta-Convite, un documento che attesta che un cittadino spagnolo o un residente legale in Spagna si prende la responsabilità del visitatore durante il suo soggiorno.
A quanto dichiarato dalla corrispondente di Bbc Mundo, nel 2007, ogni cinque viaggiatori bloccati a Barajas, due erano brasiliani. Ma la Unidad Central contra Redes de Inmigracion y Falsadades Documentales della polizia spagnola si difende: dato che l’immigrazione brasiliana è aumentata del 324 percento negli ultimi sei anni, «è logico collocare i voli dal Brasile in testa alla lista dei voli caldi», ossia che si sospetta trasportino passeggeri che tentano di entrare nel paese in maniera illegale.
La reazione di Brasilia ha dunque comprovate motivazioni, tanto che alla Spagna non resta che accettare e stringere i denti, magari sperando che alla lunga la tensione si allenti e intanto diffondendo un po’ di notizie che facciano venir meno la voglia agli spagnoli di andarsene proprio lì. Mentre il ministro degli esteri spagnolo scambia lunghe conversazioni telefoniche con l’omologo brasiliano per cercare un accordo, ha infatti deciso di mettere in guardia i suoi concittadini intenzionati a recarsi in Brasile. Telefonando a chiunque compaia nelle liste dei prossimi voli verso il caldo paese sudamericano, il servizio passeggeri del ministero avvisa i turisti della possibilità di non essere ammessi e rispediti a casa. E, con l’occasione, approfitta per metterli al corrente degli ingenti pericoli in agguato in territorio brasiliano: violenza, febbre gialla, dengue e, dulcis in fundo, terrorismo, dato che secondo una nota ministeriale, «in questo momento nessuna regione del mondo e nessun paese è salvo da possibili attacchi terroristici».
Quindi, dritte sulla sicurezza: occhio ai quartieri marginali, ossia le famigerate favelas di ogni grande città, attenzione a uscire in strada la notte, e guai a bere acqua del rubinetto o a mangiare frutta e verdura che non siano stati disinfettati prima.
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