Al Casilino 900, la resistenza si organizza

E’ il campo rom più grande di Roma e uno dei più popolosi d’Italia. Si chiama Casilino 900, si trova tra Centocelle e Torre Spaccata, e prende il nome dal numero civico della via dove sorge. Ieri mattina, come preannunciato, la polizia, i carabinieri e gli agenti della polizia municipale hanno controllato, censito, classificato e numerato le baracche dell’insediamento. Ottocento rom in tutto, molti dei quali bambini. Nessuno sgombero, per il momento, ma anche nessuna certezza. Lo ha promesso Rutelli, lo ha rivendicato Alemanno: primo o poi, nessuno sa quando e attraverso quali modalità, il campo verrà sgomberato. La campagna elettorale si gioca anche sulla pelle dei rom.
Per tutta risposta i rom del Casilino 900 hanno organizzato, ieri pomeriggio, una festa e un presidio in via Casilina, proprio a fianco della «bidonville». L’evento è stato organizzato dalla cooperativa Ermes, che dal 2002 porta avanti un progetto di scolarizzazione degli oltre 240 bambini del campo, ma anche dagli stessi rom. E’ stata una giornata di musica, mostre fotografiche, cibo a base di «sarma», animazione per bambini [che hanno disegnato un grande mosaico fatto da cartoni riciclati e incollati uno vicino all’altro] a cui hanno partecipato operatori sociali ed esponenti locali dell’Anpi. «Vorrei che i miei nipoti possano vivere come tutti gli altri, non come me, che ho vissuto di stenti e che adesso sono mezza cieca e non leggo neppure il mio nome», ha detto Razeba, rom bosniaca di Sarajevo che abita al Casilino 900 dai primi insediamenti risalenti agli anni ‘70.
«I bambini del Casilino 900 sono i più assidui frequentatori della scuola – ha detto Simonetta Salacone, dirigente scolastico della vicina scuola materna ed elementare Iqbal Masih – ad alcuni, però, manca ancora quel supporto linguistico già patrimonio degli altri bambini. Per questo è importante andare avanti con la scolarizzazione e con i progetti. Progressi evidenti si notano già con gli alunni rom di seconda generazione». La paura dello sgombero serpeggia nel campo ridotto a cumuli di macerie, dove l’aria è irrespirabile per i roghi accesi notte e giorno. «Uno sgombero senza soluzioni dignitose e alternative – affermano gli operatori sociali–rischierebbe di vanificare tutte le conquiste raggiunte negli anni a piccoli passi».
Davanti all’entrata principale del campo, sulla via Casilina, ci sono agenti di polizia e carabinieri che controllano i documenti di chi entra ed esce dall’insediamento. «E’ una strategia del terrore–dice un abitante intervenuto alla festa–vogliono che i rom se ne vadano spontaneamente in modo da gestire, alla fine, solo lo spostamento di poche persone. Chissà dove».

Tags assegnati a questo articolo: intercultura, globalizzazione, migranti

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