Da una parte ci sono l’«emergenza sicurezza», gli sgomberi della Bovisa di Milano, o il muro di cemento che, a Grezzago, impedirà alle roulotte dei rom di fermarsi in un parcheggio della zona industriale. Dall’altra, c’è il tentativo di trovare una soluzione non poliziesca al problema della convivenza. Perché, come ha scritto Sergio Segio, responsabile da alcuni anni del rapporto sociale annuale sui «Diritti globali», «è in causa un’idea di comunità e un progetto di città, che evidentemente ancora non esiste, appetiti immobiliari a parte». Speriamo, allora, che i candidati premier leggano il documento inviato loro dal comitato «Rom e Sinti Insieme». Il comitato chiede l’istituzione di un Ufficio nazionale per raccogliere dati certi sulla presenza e sui problemi dei rom in Italia, con la cooperazione di uffici locali gestiti direttamente dai migranti. Fra le altre proposte, l’estensione a rom e sinti della legge n.482/99 per la tutela delle minoranze linguistiche storiche, la certezza della responsabilità personale di fronte ai reati penali, la conoscenza della cultura delle minoranze come strumento di lotta alla xenofobia e al pregiudizio, l’abbandono dei «campi nomadi» grazie a mutui speciali per l’acquisto di case, la modifica di alcune disposizioni che penalizzano le tipologie abitative rom.
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